Lo Stato, i cittadini, la moglie e la figlia e, soprattutto, la ‘famiglia’ della polizia. Per l’ultimo saluto ad Antonio Manganelli, nella camera ardente allestita all’interno della Scuola superiore della polizia, c’erano tutti quelli che hanno avuto a che fare con quel poliziotto che, partito dalla strada, è arrivato al vertice delle Istituzioni e ha saputo farsi apprezzare per le sue qualità di mediazione e ascolto. Lo dimostrano anche e soprattutto le parole di chi dalla polizia ha subito un torto: quelle scritte ieri su Facebook dalla madre di Federico Aldrovandi e quelle pronunciate oggi dal padre di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso con un colpo di pistola sparato da un poliziotto. "Era un uomo onesto intellettualmente e un amico, un grande uomo: saper chiedere scusa vuol dire avere tante cose dentro e non tutti sono capaci- ha detto Giorgio Sandri – Lui ci è sempre stato accanto e senza se è senza ma si è assunto le sue responsabilità. Lo ricorderó sempre con grande affetto. Era un grande uomo di Stato, veramente il capo della Polizia".
A rendere omaggio al feretro – una semplice bara di legno scuro senza alcun fiore poggiato sopra, come espressamente voluto dalla famiglia e dallo stesso Manganelli che hanno chiesto piuttosto di donare fondi all’Istituto Oncologico di Imola dove è stato in cura – sono arrivate le massime cariche dello Stato con in testa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è fermato una decina di minuti a parlare con i familiari. E poi il presidente del Senato Piero Grasso, il premier Mario Monti, i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici. Anche il Movimento 5 stelle, con un post sul blog di Beppe Grillo, ha voluto rendergli omaggio. "Avrei voluto incontrarlo di persona e discutere su una nuova relazione tra Polizia e cittadini – ha scritto sul blog – Mi dispiace per la sua scomparsa e porgo le mie condoglianze ai suoi familiari".
L’omaggio piú forte, peró, è stato quello degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine, non sono della polizia, che con Manganelli hanno lavorato. C’erano gli amici di una vita, il vice dell’Aisi Nicola Cavaliere, che ha accompagnato il feretro fin dall’ospedale, e il capo del Dis, Gianni De Gennaro; i suoi vice, i capi delle direzioni del Dipartimento e i giovani funzionari che alla sua scuola si sono formati; i vertici delle altre forze dell’ordine e rappresentanti delle polizie straniere. "Era uno degli italiani piú apprezzati e coraggiosi" ha detto l’ambasciatore d’Israele parlando a nome del suo paese.
"E’ stato un eccezionale servitore dello Stato – ha sottolineato il presidente del Senato Piero Grasso in Aula durante la commemorazione – Eccezionale nel senso di non comune, di difficile da trovare, per intelligenza, umanità, onestà, competenza, dedizione. Lui era per me anche un affettuoso e caro amico e piú volte le nostre vite e funzioni si sono incrociate. E’ stato protagonista di molti momenti della mia vita professionale. E’ stato per me un fondamentale punto di riferimento". Manganelli è stato ricordato anche in apertura del Consiglio dei ministri, che ne ha sottolineato "l’eccezionale professionalità e il profondo spirito di servizio" e ha deciso che i funerali, in programma sabato, saranno funerali di Stato.
































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