"Dalle scatole magiche per produrre in pochi giorni stravaganti imitazioni dei vini Made in Italy piu’ rinomati come il Chianti bianco ai tarocchi ancora diffusi sui mercati nazionale ed estero come il Kressecco tedesco o il Barbera rumeno fino addirittura ai concentrati di Sambuca, Amaretto e Anisetta, il settore dei vini e dei liquori italiani taroccati sottrae almeno 200 milioni di euro all’anno alla produzione nazionale". E’ la denuncia della Coldiretti che, per sottolineare "le aberrazioni che rischiano di minare il successo del vino italiano nel mondo", ha allestito al Vinitaly ‘L’angolo della vergogna’ (nel proprio stand al Centro Servizi Arena – nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7). La stagnazione dei consumi interni, insieme alla crescita dei mercati esteri, "rende piu’ urgente- sottolinea la Coldiretti- l’intervento delle Istituzioni per tutelare le esportazioni di vino Made in Italy di fronte ai numerosi tentativi di banalizzazione delle produzioni nazionali". Oltre al danno economico, "a preoccupare e’ soprattutto il danno di immagine che provocano tra i consumatori emergenti dove non si e’ ancora affermata la cultura del vino". Se l’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo, dove quasi una bottiglia scambiata su cinque e’ Made in Italy, "crescono parallelamente i casi di contraffazione a conferma del fatto che il vino italiano e’ il piu’ amato, ma anche il piu’ imitato all’estero dove sono molte diffuse ‘copie’ che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunita’ di penetrazione dei mercati".
La Coldiretti ha esposto al Vinitaly alcuni esempi del vino "tarocco" che invade il mondo. Si va dal Chianti californiano al Tuscan Moon, con la scritta Sangiovese prodotto in California, al Marsala wine prodotto negli Usa, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania, il Kressecco e il Meer-Secco realizzati in Germania, sino ad arrivare all’Amaretto Beneventi anch’esso commercializzato nel Paese della cancelliera Merkel. Il fenomeno del falso vino Made in Italy, informa la Coldiretti, "trova un forte impulso anche dalle opportunita’ di vendita attraverso la rete". Ad esempio, puo’ essere facilmente acquistato su internet dalla Scatter Creek Winery un falso Chianti che si chiama Key Auntie, prodotto negli Stati Uniti, che fa leva sulla pronuncia inglese del nome per ingannare i consumatori. "Non solo – aggiunge l’associazione agricola – nell’Unione Europea del rigore nei conti si permette che pseudo vino sia ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit – anch’essi esposti dalla Coldiretti – che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano".
Se in Canada e negli Stati Uniti si sta registrando un vero boom con la moltiplicazione delle ditte produttrici (tra esse California Connoisseur e Vineco) "e’ sconvolgente che anche in Europa sono stati addirittura aperti degli stabilimenti di lavorazione". In un Paese che fa parte dell’Unione Europea come la Svezia e’ stata scoperta una fabbrica che a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente, e del tutto indisturbata, oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della societa’ Vinland vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualita’ tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa imitazioni dei vini italiani piu’ noti per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie.
E come se non bastassero i vini taroccati e i pessimi vini fatti con la chimica piu’ che con il sole ci sono anche i falsi liquori. "Dalla Svezia vengono infatti- conclude la Coldiretti- delle mini bottigliette da 20-25 Ml che presentano etichette che si richiamano ad alcuni nostri prestigiosi liquori e che, aggiunte ad alcune basi alcoliche come ad esempio la vodka, consentono di realizzare un ‘Amaretto’, una ‘Sambuca’ o una ‘Anisette’ promossa con tanto di immagine di frate cappuccino.
































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