L’italiano è davvero a rischio estinzione? È questo l’interrogativo al centro del dibattito rilanciato dall’Accademia della Crusca, che mette in guardia sul futuro della lingua italiana, sempre più esposta all’influenza dell’inglese.
A lanciare l’allarme, in un’intervista riportata da La Stampa, è il presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille: “Per poter parlare di un italiano del futuro bisogna intervenire subito”. Secondo il linguista, senza azioni concrete l’italiano rischia di perdere progressivamente il proprio ruolo, fino a ridursi a una lingua utilizzata prevalentemente nel parlato quotidiano e nelle comunicazioni informali.
Un processo definito di “destandardizzazione”, che potrebbe portare l’italiano a trasformarsi quasi in un dialetto, sotto la crescente pressione degli anglicismi e dell’uso dominante dell’inglese in ambito accademico e scientifico. Un fenomeno che, secondo la Crusca, richiama quanto avvenuto al latino nel tardo impero, quando la lingua colta lasciò spazio a forme più frammentate e locali.
Particolarmente critica è la situazione nel mondo universitario e della ricerca, dove pubblicare in inglese è ormai considerato indispensabile non solo per la diffusione internazionale, ma anche per la valutazione accademica in Italia.
Sempre più corsi di laurea, inoltre, vengono erogati interamente in lingua inglese, una scelta che – secondo D’Achille – rischia di incentivare ulteriormente la mobilità all’estero dei giovani italiani.
Il tema divide il mondo della cultura. In passato linguisti come Tullio De Mauro avevano invitato a evitare eccessivi allarmismi, sottolineando la naturale evoluzione delle lingue e preferendo un approccio meno normativo. Una posizione che trova eco anche nelle parole di Giovanni Tesio, già ordinario di Letteratura italiana, secondo cui “nessuna lingua rimane immutata e nessuna muore davvero”.
Resta però aperto il nodo del equilibrio tra apertura e tutela: da un lato il rischio di un’eccessiva chiusura, dall’altro quello di una contaminazione senza limiti. Una sfida complessa, che riguarda non solo la lingua, ma anche l’identità culturale e il ruolo dell’Italia in un mondo sempre più globalizzato.































