"Il ‘cupio dissolvi’ non serve a niente e a nessuno, neanche al Pdl". Enrico Letta, a Malta per parlare del dramma immigrazione, usa le parole di San Paolo nella lettera ai Filippesi per rispondere a Silvio Berlusconi: quel ‘desiderio di scioglimento’ non ha senso e non "vedo quali prospettive serie porti al paese". Parole forti, che non tardano a far scoppiare la polemica con i lealisti Pdl, che il premier usa per ribadire la sua "linea" ed il suo "orizzonte": i 18 mesi per i quali "ho avuto la fiducia e su cui voglio essere giudicato", con gli "effetti" della legge di stabilita’ alla mano. "Far scendere ora l’aereo non serve e non cambia nulla", ribadisce invitando, ancora una volta, il cavaliere – che ieri ha lanciato una sorta di anatema ai suoi ministri – a non "mischiare le due vicende", quella personale della decadenza con le sorti del governo. Perche’ cosi’ facendo si crea solo un "avvitamento della crisi", rimarca il premier. Che non mostra nessun segnale di preoccupazione. Anzi. "Sono sereno, tranquillo e fiducioso: fermo alla fiducia avuta" ad inizio ottobre, spiega a chi gli chiede anche un commento sulla posizione di Angelino Alfano dopo lo ‘strappo’ di ieri con Berlusconi. E va oltre: "quello che e’ successo era giusto" e restiamo su "quella linea", aggiunge allontanando dubbi sulla tenuta del suo vice.
Frasi che rimbalzano a Roma facendo infuriare i falchi Pdl, con Renato Brunetta che lo apostrofa come "ingrato, masochista": "dileggia" il cavaliere, lo tratta "al passato", parlando di ‘cupio dissolvi’ di chi "ha voluto le larghe intese", e ha "avuto fiducia in lui". E va oltre: e’ "Letta a volere la fine del governo" non toccando la legge Severino "perche’ d’accordo sulla decadenza". Gli fa eco Daniele Capezzone: "incomprensibili provocazioni" del premier verso un "leader che ha consentito la nascita e la durata del suo governo". Posizioni dei lealisti che si scontrano con quelle dei governativi, primo tra tutti Fabrizio Cicchitto che si dissocia dal Cavaliere "nel voler far cadere a tutti i costi il governo". Un governo che Letta e’ "determinato" a portare a destinazione del mandato.
Il "mio obiettivo sono i 18 mesi", dice anche a chi gli chiede di commentare la volata, lanciata ieri dal segretario Pd Epifani, su una sua possibile candidatura come premier alle elezioni. E su cui incassa anche il viatico di Gianni Cuperlo: anche se non "puo’ durare tutta la legislatura" deve "restare fino al punto di caduta, primavera 2015". Obiettivo temporale cui il premier guarda per raccogliere i frutti del suo lavoro sul fronte economico e sociale con la discesa di "debito, deficit, tasse e spesa" a favore di crescita e lavoro. Ma anche dell’annunciata riforma costituzionale su cui non lo "spaventa" la soglia dei 2/3 in Parlamento perche’ – ricorda – va in ogni caso sottoposta ai cittadini, con il previsto referendum. E al traguardo Letta vuole arrivare anche con una nuova legge elettorale perche’ il "porcellum e’ il male assoluto", ribadisce incitando le Camere a passi avanti prima della Consulta. Dicendosi pronto anche a intervenire. Ma un eventuale decreto sarebbe possibile "solo se chiesto dal parlamento" altrimenti – avverte – si tratterebbe di "forzatura", di "un corto circuito istituzionale".
































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