"Il Jobs Act è una bozza che sarà definita il 16 gennaio e poi diverrà documento tecnico. Gradite idee, critiche, commenti". Matteo Renzi ha lanciato così questa mattina il suo piano lavoro, dopo l’enews di ieri sera che ne anticipava i contenuti. Le richieste del segretario del Pd sono state immediatamente esaudite, almeno a giudicare dalla raffica di reazioni registrate oggi nel mondo politico e sindacale.
Tra i commenti più significativi, quello del commissario Ue all’occupazione Laszlo Andor, secondo il quale le idee di Renzi "sembrano andare nella giusta direzione auspicata dall’Ue in questi anni". In patria, invece, prevale un atteggiamento più cauto: "La proposta – afferma il ministro del Lavoro Enrico Giovannini – non è nuova, ma va dettagliata meglio" e comunque "prevede investimenti consistenti". Anche per il collega dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, "bisogna risolvere un problema non banale che è quello delle coperture". La titolare del dicastero dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo dice di aspettarsi "proposte concrete, vedremo fino a che punto Renzi vorrà essere rivoluzionario nell’interesse dei lavoratori".
Tra gli alleati che sostengono il governo Letta c’è scetticismo. Per Renato Schifani (Ncd), "la proposta di Renzi è un libro degli intenti: le riforme sono belle ma nella misura in cui hanno delle coperture per essere attuate". "Le anticipazioni – fa notare il senatore di Scelta Civica Pietro Ichino, per molto tempo principale ispiratore del sindaco di Firenze in materia di lavoro – sono ancora un po’ generiche e con qualche difetto di improvvisazione". Critiche più o meno pesanti sono arrivate dal fronte dell’opposizione, a cominciare da Forza Italia. Per Renato Brunetta "Una cosa sono le campagne elettorali di partito e altra cosa sono le proposte serie e convincenti per governare il paese. Il testo di Renzi sembra scritto da dilettanti allo sbaraglio, un po’ furbetti, un po’ opportunisti, sicuramente molto pasticcioni, che a un certo punto si sono dovuti fermare perché non riuscivano ad andare avanti". Apparentemente più accomodante la posizione espressa da Paola Taverna, capogruppo del M5S al Senato: "Quello che dice Renzi in parte può essere condivisibile dal punto di vista teorico ma noi continuiamo ad aspettare dei fatti. La disoccupazione doveva essere attaccata in Legge di stabilità". Per il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, il Jobs Act presenta due grossi problemi: "Non dice dove prenderà i soldi che servono, non mette in discussione l’Unione europea e l’euro che sono i veri ostacoli per la ripresa di lavoro e stipendi".
In ordine sparso anche le reazioni del mondo sindacale. Dalla Cisl si registrano aperture: "Bisogna discuterne approfonditamente – afferma il segretario generale Raffaele Bonanni – ma tendenzialmente siamo favorevoli". Più cauta Susanna Camusso, leader della Cgil: "Abbiamo cominciato a vedere i titoli e le proposte, ma avremmo sperato in una maggiore ambizione, a partire dal tema della creazione del lavoro e della individuazione delle risorse, penso alla patrimoniale". Il segretario della Fiom Maurizio Landini, per ora, liquida il piano con una battuta: "Meglio parlare in italiano, io l’inglese non lo capisco". Nettamente contrario, invece, il numero uno dell’Ugl Giovanni Centrella: "Un piano generico e incompleto, sembra essere stato scritto per uno stato totalitario comunista nel quale il partito unico interviene unilateralmente sulle diverse istanze di un intero paese". Insomma, un debutto agrodolce per il progetto renziano di riforma del lavoro, proprio mentre le tensioni nel governo e nella maggioranza stanno raggiungendo il livello di guardia. Oggi il deputato dem Dario Nardella è arrivato a prospettare la sostituzione del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni con una personalità maggiormente politica. La proposta del fedelissimo renziano è stata stoppata a stretto giro dal portavoce della segreteria Pd Lorenzo Guerini, ma gli strascichi di questa uscita si fanno già sentire. Tanto da indurre il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri a parlare di "caos act, altro che jobs act".
































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