La convenienza di essere fiscalmente residenti in Italia si fa in tre

“Italia Oggi”, quotidiano economico, nell’edizione oggi in edicola parla di un’Italia che diventa calamita fiscale per i rientri delle persone fisiche

“La convenienza di essere fiscalmente residenti in Italia si fa in tre”, si legge nel focus di Italia Oggi, quotidiano economico. E ancora: “Dopo la capitaria per i paperoni, l’imposta sostitutiva per i pensionati esteri e l’incremento della detassazioni per espatriati e cervelloni, l’appeal di diventare o ritornare ad essere fiscalmente italiani continua ad aumentare”.

Per quanto riguarda i cosiddetti Paperoni, “sebbene continuino a proliferare sostitutive e agevolazioni di sorta per cercare di attrarre o riportare all’interno dei nostri confini (fiscali) soggetti ad alto reddito o ad alto profilo qualitativo, in realtà però i risultati di questi regimi alternativi all’Irpef ordinaria risultano abbastanza altalenanti”.

“La contestatissima tassa a gettone riservata ai neo residenti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia e che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero – spiega il quotidiano economico – e calcolata in via forfetaria nella misura di 100 mila euro, introdotta con la legge di bilancio 2017, ha infatti portato nelle casse dello Stato (solo) poco meno di 8 milioni di euro con un totale di soli 94 soggetti fruitori di cui 75 come contribuenti principali e 19 come familiari correlati al soggetto principale”.

Diverso è il discorso per il rientro dei cervelli: la norma recentemente modificata dal dl Crescita attualmente prevede una detassazione del 70% del reddito di lavoro dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato.

L’agevolazione, si legge, ha prodotto di certo numeri più alti rispetto a quelli della capitaria e secondo quanto indicato dal Mef sono stati oltre 1.600 nel 2017 i ricercatori e docenti rientrati per un ammontare medio di 118.942 euro, mentre il regime degli “impatriati” ha interessato oltre 3.700 soggetti per un ammontare lordo medio di 123.612 euro (6 volte il valore del reddito medio nazionale da lavoro dipendente).

Infine, l’imposta sostitutiva per i pensionati esteri. “Fresco di provvedimento dell’Agenzia delle entrate circa le modalità applicative, il regime opzionale di cui al comma 1 dell’articolo 24-ter del Tuir prevede a partire dal 2019 l’applicazione di un’imposta sostitutiva riservata alle persone fisiche, titolari dei redditi da pensione erogate da soggetti esteri, che trasferiscono la propria residenza in Italia in uno dei comuni appartenenti al territorio del Mezzogiorno, con popolazione non superiore ai 20 mila abitanti. Il nuovo regime prevede l’assoggettamento dei redditi percepiti appunto dai pensionati neoresidenti, siano essi di qualunque categoria, erogati da fonte estera o prodotti all’estero, ad una imposta flat con aliquota del 7% calcolata forfettariamente per ciascuno dei periodi di imposta di validità dell’opzione”.