Italiani nel mondo, riforma del voto all’estero: ecco la proposta del CGIE

Il Segretario Generale del Consiglio, Michele Schiavone: “Qui ci giochiamo la credibilità del CGIE”. Inversione dell'opzione, trasparenza di stampa, tracciabilità e corretta identificazione dell'elettore, modificare la fase di scrutinio

Riforma del voto all’estero sempre più vicina, si spera. Ecco le misure atte a rendere più sicuro il voto all’estero proposte dalla III Commissione “Diritti civili, politici e partecipazioni” del Consiglio generale degli italiani all’estero, riunito in plenaria alla Farnesina: inversione dell’opzione, trasparenza di stampa, tracciabilità e corretta identificazione dell’elettore, modificare la fase di scrutinio.

Le misure proposte, secondo le intenzioni del Consigio, dovrebbero essere messe in campo in una fase transitoria, prima che si arrivi al voto telematico.

Sullo scrutinio, in particolare, la III Commissione propone “l’istituzione, presso le Corti d’appello di Roma, Firenze, Milano e Napoli, degli uffici centrali per lo spoglio, ciascuno competente per una delle Ripartizioni estere”. Questo “al fine di migliorare le operazioni di scrutinio, fino a oggi centralizzati a Castelnuovo di Porto, che ha creato – riflette il CGIE – disfunzioni e criticità non indifferenti nelle passate tornate elettorali e referendarie”.

Sappiamo bene che lo scrutinio a Castelnuovo di Porto è una bolgia infernale.

Sull’inversione di opzione la soluzione che il CGIE propone “è rappresentata dall’istituzione di un apposito elenco dei cittadini italiani residenti all’estero (tenuto presso l’Ufficio elettorale istituito in ciascun consolato) costituitosi a partire da un’opzione fatta dagli stessi cittadini che manifestano la volontà di esercitare il diritto di voto”.

Secondo la proposta della III Commissione del CGIE, poi, “il ministero dell’Interno provvede direttamente alla stampa e all’invio del plico agli elettori tramite lettera raccomandata o con altro sistema che ne attesti la ricezione da parte dell’elettore stesso”.

Sulla tracciabilità, “le misure messe in atto dalla Farnesina (codice a barre) sono da mantenere per garantire la tracciabilità dei plichi elettorali. Inoltre, il codice a barre deve servire alla corretta identificazione dell’elettore nelle operazioni di spoglio attraverso l’uso dei lettori assegnati presso i seggi”.

Prevedere, infine, “attraverso i mass media, anche locali e anche non di lingua italiana, una capillare campagna pubblicitaria”. “In considerazione dell’evoluzione tecnologica, il voto telematico – riflette il CGIE – è da ritenersi l’unico che permetterà di mettere in sicurezza il meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo”.

Il CGIE “sollecita il legislatore ad avviare un serio percorso per l’introduzione del voto digitale. Chiediamo quindi che venga istituita una commissione tecnica che determini quale sia il sistema informatico che offra le maggiori garanzie di sicurezza e, allo stesso tempo, faciliti l’operazione di voto, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle esperienze messe in campo da altri Stati”.

Secondo il CGIE “è importante che il passaggio avvenga gradualmente e che sia accompagnato da un’estesa campagna di comunicazione che dovrà impegnare tutti i soggetti istituzionali, associativi e tutti i media nazionali ed esteri”.

A proposito di riforma del voto all’estero, “qui ci giochiamo gran parte della credibilità come CGIE”, ha commentato Michele Schiavone, segretario generale del CGIE.