Italiani nel mondo, che fine ha fatto la riforma del voto all’estero?

Laura Garavini, senatrice di Italia Viva: “Mettere in sicurezza il voto all’estero”. Se ne parla da anni, mai nessuno ha mosso un dito. Solo all’inizio di questa legislatura si è cercato di portare a casa qualche risultato, ma con il Conte2 la riforma del voto all’estero sembra essere finita nel dimenticatoio

La senatrice Laura Garavini, Italia Viva, sottolinea la necessità di mettere in sicurezza il voto estero.

“Gli espatriati votano tradizionalmente in chiave antisovranista. Non solo gli italiani. Anche gli ungheresi. O i polacchi. Ossia proprio quegli stessi popoli che scontano nei propri Paesi la presenza massiccia di partiti di ispirazione populista”, osserva Garavini, che prosegue: “I dati sottolineati oggi in un articolo de Il Corriere della Sera rilanciano l’urgenza della messa in sicurezza del voto di chi vive all’estero. Spesso gravato da difficoltà logistiche ed operative”.

Insomma, per Garavini il voto oltre confine va messo in sicurezza perchè gli italiani nel mondo secondo lei sarebbe tutti pronti a esprimere un voto antisovranista. Questo lo vedremo alle prossime elezioni. Certo è che di riforma del voto all’estero se ne parla da anni. Qualcosa, a livello di proposte e dibattito, si è iniziato a fare all’inizio di questa legislatura, con il primo governo Conte, dietro forte impulso del Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, presidente del MAIE.

Con l’arrivo del Conte 2, tuttavia, i problemi che riguardano ancora oggi il voto dei nostri connazionali residenti oltre confine sembrano essere caduti nel dimenticatoio.

Proprio sul voto all’estero, “io stessa mi sono resa promotrice di un disegno di legge che riforma il voto degli italiani nel mondo. Mantenendo la forma per corrispondenza” che secondo Garavini “è garanzia di ampia partecipazione”. Al contrario, secondo altri il voto per corrispondenza è garanzia di brogli e imbrogli vari.

L’esponente di Italia Viva parla anche di voto elettronico, vanno usate – sostiene – “le nuove tecnologie, come il blockchain, capace di consentirne la tracciabilità”.

Ricordiamo, a proposito del metodo blockchain, che intervistato da ItaliaChiamaItalia l’esperto di voto elettronico ci ha assicurato che quel sistema “non va bene per operazioni elettorali” e ci ha spiegato il perché (qui L’INTERVISTA integrale).

Una cosa è certa, il voto all’estero così com’è non funziona affatto. Va messo in sicurezza, adesso. Non c’è altro tempo da perdere. Che aspetta la politica? O forse c’è qualcuno tra i nostri politici che sotto sotto vuole tornare a votare con lo stesso meccanismo di sempre perchè sa che in questo modo a vincere sono spesso e volentieri i più furbi e i più disonesti? Noi non vogliamo crederci.

Siamo tutti assai stufi di sottolineare la necessità di riformare il voto all’estero. Noi di ItaliaChiamaItalia lo facciamo dal 2006. Parlamento e governo si diano una mossa.