Italiani all’estero, Schiavone (CGIE) a Di Maio: rete consolare in difficoltà, serve più personale

Personale insufficiente, servizi consolari a singhiozzo. E’ questo il messaggio contenuto nella lettera che Michele Schiavone, Segretario Generale del CGIE, ha inviato al ministro degli Esteri Di Maio

Luigi Di Maio, titolare della Farnesina

Nella rete consolare italiana nel mondo il personale è insufficiente, così non si riescono a offrire servizi consolari efficienti e dignitosi agli italiani nel mondo. E’ questo il succo della lettera che Michele Schiavone, Segretario Generale del CGIE, ha scritto al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che è anche presidente del Consiglio Generale degli italiani all’estero.

Nella missiva inviata al titolare della Farnesina, Schiavone sottolinea il disagio in cui versa la rete diplomatico-consolare per l’insufficienza, appunto, di personale addetto ai servizi consolari.

“Egregio Ministro Di Maio, Signor Presidente, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero porta ancora una volta alla Sua attenzione situazioni di diffuso disagio in cui versa da anni la rete diplomatico-consolare a causa dell’insufficienza del personale diplomatico addetto ai servizi consolari”, scrive Schiavone. “Questa difficoltà – prosegue – si è accentuata con l’emergenza epidemiologica che negli ultimi mesi ha costretto alcune sedi a chiusure forzate e alla turnazione dei funzionari consolari, chiamati a espletare solo servizi urgenti e indifferibili, il che de facto ha prodotto ritardi nell’erogazione dei servizi.

Purtroppo la modalità di lavoro a distanza o smart working, che in teoria avrebbe garantito la continuità del lavoro, è risultata un mero palliativo, tant’è che oggi tutte le sedi consolari della rete si confrontano con montagne di arretrati e, soprattutto in Europa, queste situazioni pregiudicano la stessa tenuta della sicurezza, mentre al di fuori dell’Europa, vi sono attese di oltre sei mesi per l’erogazione di passaporti richiesti fin dal 2019, necessari anche a fini pensionistici documentali.

In Europa quasi tutti i Paesi sono tornati alla normalità: le scuole sono chiuse e le famiglie italiane desiderano ritornare nei propri luoghi d’origine, perciò chiedono documenti che, a causa dei ritardi accumulati, nel migliore dei casi potranno ritirare soltanto ad ottobre-novembre 2020.

Ci risulta che i Consolati hanno ricevuto dal Ministero istruzioni ferree che li costringono a introdurre perentorie prenotazioni con appuntamenti per qualsiasi servizio amministrativo, pur lavorando a ritmo ridotto.

Signor Ministro, portiamo a Sua conoscenza che, in quasi tutti i paesi europei rientrati nella fase due o tre post-covid19, gli uffici pubblici locali funzionano a pieno ritmo, perciò le chiediamo di rivedere le istruzioni interne alla rete e introdurre una maggiore flessibilità nelle aperture dei Consolati, a seconda delle situazioni pandemiche in tutto il mondo, e l’adeguamento ai conseguenti standard della pubblica amministrazione dei paesi ospitanti”.

“Alla stregua delle deroghe e dei provvedimenti straordinari introdotti in Italia da numerosi decreti legge, Le chiediamo – scrive ancora Schiavone – di prendere in viva considerazione, anche per la rete diplomatico-consolare, l’assunzione urgente e temporanea di personale interinale a sostegno dell’amministrazione sia per lo smaltimento delle pratiche arretrate, sia in preparazione dell’imminente referendum per la riduzione del numero dei parlamentari.

Come le abbiamo scritto in precedenza, ci auguriamo che la data del referendum venga scorporata dall’election day, perché non tutti i Paesi esteri nei quali gli italiani dovranno votare presentano le condizioni necessarie per un sereno svolgimento della consultazione referendaria.

La presente segnalazione muove dalle insistenti richieste dei Com.It.Es. e dei Consiglieri del CGIE emerse nelle riunioni condotte in videoconferenza dalle Ambasciate italiane in Francia, Spagna, Germania, Svizzera e Inghilterra e nelle altre ripartizioni extra-europee, alle quali hanno partecipato anche consoli e parlamentari eletti nella circoscrizione estero, per discutere esclusivamente dei problemi relativi ai servizi consolari e all’assistenza socio-sanitaria collegata ai rientri dei cittadini italiani temporaneamente all’estero”.

C’è un altro tema su cui il CGIE desidera attirare l’attenzione del ministro: il “grande sforzo” portato avanti dalla Farnesina “per sostanziare il “Patto per l’Export” teso ad inaugurare una strategia innovativa e condivisa di sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle imprese italiane, non tiene conto delle migliaia di PMI costruite da imprenditori italiani con core business italiano, né della forza dei corpi della rappresentanza intermedia e del mondo associativo commerciale, culturale e sociale presenti all’estero.

Questi straordinari assets sono stati ignorati ed elusi dal grande Patto!

Lo stesso dicasi della promozione del turismo e, in particolare, del “turismo di ritorno”, al quale gli italiani all’estero sono direttamente interessati, anche per fruire di eventuali agevolazioni o incentivi. Al di là delle formule creative di marketing e di ricerche di settore il mondo del turismo richiesto dagli italiani all’estero viaggia su altri binari, spesso diversi dalle teorie mercantilistiche.

Gradiremmo chiederLe se è a conoscenza che, all’inizio di quest’anno, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha firmato dei protocolli d’intesa, rispettivamente con l’ENIT e con il Museo nazionale dell’Emigrazione italiana di Genova, finalizzati al coinvolgimento nella promozione turistica di diversi soggetti attivi e presenti da anni nelle Comunità italiane all’estero.

Ci teniamo inoltre a informarla, Ministro Di Maio, che il CGIE di cui lei è Presidente, a differenza di 150 libere associazioni non è stato invitato ai tavoli di lavoro settoriali per il sostegno al Made in Italy, convocati sia dal Sottosegretario Manlio Di Stefano, sia dalla DGSP, in palese infrazione ai dettami della legge 386/1998”.

“Per questo motivo – sottolinea il Segretario Generale avviandosi alla conclusione – Le reiteriamo la richiesta di adoperarsi, nella Sua veste di Ministro e di Presidente del CGIE, affinché il Consiglio Generale venga coinvolto almeno nell’applicazione di tali progetti, alla stregua di altri soggetti, per costruire le condizioni e coinvolgere le potenzialità espresse dalle numerose realtà fuori d’Italia, in particolare quelle dei Com.It.Es., delle Camere di commercio italiane all’estero e delle Associazioni sociali e settoriali. Siamo certi che anche questa nostra missiva godrà della Sua piena, immediata e concreta attenzione, signor Presidente Di Maio”.