Gentilissimo Direttore,
mi permetto di inviarLe questa mia riflessione da umile pedone, sebbene d’assalto, perchè ritengo che se il mondo della politica giungesse almeno a smantellare la mamma di tutte le ipocrisie, il buonismo, per approdare ad un “cattivismo” dichiarato, faremmo tutti un notevole passo avanti. Forse per antico retaggio storico, i collegi elettorali sono visti dai politici di professione come feudi, non come territori da curare, far crescere e prosperare nell’interesse dei cittadini. Il sistema feudale – è noto – aveva ben poco di democratico.
Il Pdl non è esente da questa distorsione; del resto, sono tempi in cui la democrazia va assai poco di moda, dalle istituzioni europee ai governi nazionali e via via scendendo.
La vicenda delle candidature del centro destra ne è l’esempio. Ci sono da qualche tempo in Europa uomini e donne che incontratisi per caso sulla strada del web (non ce ne era un’altra perché a nessuno dei notabili passava per la testa di creare sinergie costruttive) hanno cominciato a discutere ed a lavorare insieme per inseguire e realizzare il sogno di una politica “alta”. Era, per noi tutti, una sorta di ritorno alle origini: lo spirito del ‘94 da fantasma inquieto, risuscitava. Abbiamo cercato – con l’ottimismo della volontà – di imbarcare gli eletti in questa avventura: e con un certo stupore abbiamo costatato che essi si richiudevano spaventati e ponevano in atto ogni iniziativa per “disperdere l’assembramento”. Per non parlare poi delle proposte concrete, considerate come armi improprie, dinamite per far saltar poltrone e strapuntini. La guerra fredda contro il libero pensiero si è trascinata per mesi:gli eletti – dev’essere un danno collaterale della castocrazia – non riescono a comprendere che si possa battagliare sanamente sul merito e sul metodo, e ne fanno una questione squisitamente personale: ”Le college, c’est moi”.
Tuttavia, poiché siamo persone di buonsenso (e crediamo che lo siano anche gli altri), c è sembrato naturale opporre ai confusi balbettii e profferte tese a seminar discordia una limpida proposta di candidature autorevoli della società civile che dessero spessore al partito un po’ sfiancato, lustro, perché no, anche agli uscenti – probabili rientranti? – ed un bel gruzzolo di voti non di favore, non di clientela, non di schede da bar, ma di opinione. Avevamo in tutta evidenza, sopravvalutato gli interlocutori.
E’ andata cosi’: invero mi disturbano non poco i piagnistei dei responsabili e le excusationes non petitae:come ho premesso, sono cattivista convinta. Tra le parti in sceneggiata preferisco sempre “o malamente” alla pavida spalla.
Il Pdl ha perso un’occasione ma ne ha guadagnata un’altra: si è creata una dialettica interna che non si arresterà. Noi continueremo a fare il nostro lavoro unendo le energie positive che si levano da più parti in Europa: noi siamo “ambiziosi del pensiero” ed il pensiero non si vende, cosi’ come non si inventa il rapporto di fiducia, simpatia ed amicizia che sottende il nostro lavoro. Verrà un giorno in cui la parola “poltrona” significherà di nuovo oggetto da salotto per sistemare momentaneamente il posteriore quando si è stanchi.
































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