Italiani all’estero, Argentina: il destino di Colombo – di Walter Ciccione

Nella vita di tutti i giorni, nelle nostre società, si commemorano diverse date per evocare avvenimenti marcati a fuoco nella memoria, come è il caso di quanto avvenuto lo scorso 29 giugno quando, in una insolita dimostrazione di prepotenza, di capriccio e di discriminazione, il governo nazionale smontò il monumento a Cristoforo Colombo, gioiello scultorio che un secolo prima gli emigrati italiani donarono al popolo argentino per testimoniare il loro ringraziamento e sentimento di appartenenza al paese che li aveva accolti e aveva consentito a loro di costruirsi una vita migliore. Una data che potrebbe qualificarsi come “Giorno dell’oltraggio”.

Secondo quanto era stato informato, l’operazione che ha portato a smontare il monumento, anche se ufficialmente era per restaurarlo, nelle intenzioni annunciate alla vigilia di tali lavori, era di portarlo a Mar del Plata e innalzare al suo posto una stata dedicata ad una eroina delle guerre dell’indipendenza dell’Argentina: Juana Azurduy.

Far scendere la statua di Colombo dalla colonna sulla quale era collocata è stata una azione autoritaria seguendo la strategia dei “fatti consumati” suscitando proteste e costernazione, sia nella società in genere, sia in particolare nella comunità italiana. A modo di magra consolazione, va sottolineata la differenza tra l’intenzione presidenziale argentina di traslocare la scultura e il sistema chavista, che ha comportato la sistematica distruzione dei monumenti a Colombo. Infatti, l’estinto “caudillo”, fu il promotore della distruzione di due  sculture, nel 2003 e nel 2004: a Caracas militanti chavisti le buttarono per terra e le distrussero.

In questi giorni a Buenos Aires, l’opera d’arte continua a dormire la siesta su di una piattaforma in legno, nella piazza che porta il nome del grande navigatore genovese, in attesa del suo destino. Collocata in una posizione che non sembra la più adeguata, dato che si vede chiaramente che, frutto del deterioramento al quale è stata esposta, pezzi di marmo si sono staccati dalla stessa. Come chiedeva TRIBUNA ITALIANA, chi si farà carico della responsabilità politica, civile e penale nel caso che il monumento sia danneggiato? Intanto, non si può negare che disteso da mesi e lontano dall’alto piedistallo, trasmette un’immagine patetica, la cui fotografia è entrata di diritto negli annali della “storia degli spropositi”.
 
LE PROTESTE Nelle nostre società richieste e malcontento si fanno pubblici attraverso le manifestazioni per strada e in questo senso ci sono alcune forme originali in Argentina, quali il “bombo”, i picchetti, gli accampamenti, occupazioni e “cacerolazos”, tra gli altri. Nel caso dello “Scandalo di Colombo”, anche noi come comunità siamo ricorsi alla protesta, in due occasioni, il 23 aprile e il 3 giugno, convocati dallo slogan “la forza dell’abbraccio per salvare il monumento”. Manifestazioni che, come abbiamo scritto su questo giornale, anche se piene di entusiasmo, videro pochi partecipanti, attorno alle 200/300 persone, un numero irrilevante per ottenere gli effetti cercati. Una situazione che ci ha fatto ricordare quel pensiero: “Pensa che sono una campana. Dammi un colpetto e otterrai un debole suono. Colpiscimi duro e otterrai un rintocco forte ed echeggiante”.

MISURE CAUTELARI Sembra che ciò che non hanno ottenuto le contestazioni si può raggiungere tramite i tribunali, che hanno concesso due misure cautelari, vietando al governo di spostare la statua fuori dalla piazza, in attesa della decisione su chi tra Stato nazionale e municipale può disporre cosa fare. Oltre alle decisioni dei tribunali, dovrebbe esser impostata una strategia di intensa comunicazione e diffusione nei media, della nostra posizione come comunità, anche perché dalla Casa Rosada fanno sapere che non appena scada il termine della misura cautelare, l’ordine presidenziale di portare via il monumento sarà eseguito.

IL 12 OTTOBRE, UNA GIORNATA PARTICOLARE All’inizio di questo servizio parlavamo di date e al riguardo va sottolineato che ci troviamo di fronte a un nuovo anniversario del 12 ottobre 1492, quando Colombo arrivò per la prima volta in America. Una celebrazione emblematica per tutti gli italiani all’estero; per alcuni – come quelli che risiedono negli Usa – si tratta dell’evento più importante dell’anno, “Il giorno dell’orgoglio italiano” e a New York lo celebrano con la grandiosa sfilata del “Columbus day”. Invece nel “profondo Sud”, in Argentina, paese ove risiede la comunità più numerosa al mondo, la commemorazione era dedicata prima al “Día de la Hispanidad”, passando poi al “Día de la Raza” e ora al “Día del respeto de la diversidad cultural”. Per quanto ci riguarda, la celebrazione negli ultimi anni è stata in tono minore, soltanto il manipolo dei fedelissimi con console generale e un centinaio di alunni delle scuole italiane si riunivano per il grande omaggio davanti al monumento a  Cristoforo Colombo. Un’abitudine alterata a partire dal 2005 quando vennero fuori le prime obiezioni alle nostre riunioni, fino al divieto totale, ad esclusione dell’apertura della piazza nell’anno 2009, per l’omaggio e la deposizione della corona di fiori. Quest’anno la situazione è particolare, per il fatto che la nostra collettività è stata privata del suo monumento, e per questo c’era una grande attesa per sapere cosa sarebbe successo quel giorno.

Le nostre istituzioni di rappresentanza sono responsabili per l’organizzare della celebrazione e in questo senso la FEDIBA si è adoperata per convocare le altre (COMITES, FACIA, FEDITALIA, FEDITAL ed altre federazioni e associazioni) per organizzare insieme un evento che avesse come scopo rendere omaggio a Colombo e ribadire l’opposizione al trasloco del monumento, cercando di superare gli insuccessi delle precedenti manifestazioni, ricordando sicuramente quanto affermato da Einstein: “Se cerchi risultati diversi, non fare sempre lo stesso”. Quindi avevano deciso di proporre qualcosa di diverso, cioè invece di protestare in modo tradizionale, farlo attraverso la musica e i colori del nostro folclore, un evento che era stato chiamato “Festival por la Diversidad Cultural – Colón Vive”. La proposta però era esposta ad una serie di imponderabili che avrebbero potuto mettere a rischio il successo dell’iniziativa, che in principio doveva tenersi il 12 ottobre, davanti a Piazza Colombo, dietro alla Casa Rosada. Gli imponderabili, purtroppo, si sono verificati e nelle prossime ore le nostre istituzioni spiegheranno in un comunicato le ragioni che portano a questa decisione di cancellare l’annunciato festival.

Per chiudere, un invito alla riflessione, alla società argentina, alla comunità italiana, al governo nazionale argentino e a quello della Città di Buenos Aires: non riusciamo a immaginare come sarebbe Buenos Aires se fossero tolti i suoi edifici e monumenti emblematici: la Casa Rosada, l’Obelisco, il palazzo del Congresso, il monumento a Cristoforo Colombo. Fatte salve le dovute distanze, sarebbe come se a Parigi togliessero la tour Eiffel, o l’arco del trionfo o a Roma il Colosseo o la fontana di Trevi o a New York la Statua della Libertà.