“Rammentate il volto di quell’uomo,
privo d’identità e spogliato nella sua dignità,
scuoiato nell’anima, dannato in vita,
senza poter scegliere, senza un gemito di dolore.
Voi che passeggiate oggi tra le strade e i sentieri
della vita, che assaporate
il pane caldo appena sfornato,
non dimenticate…”.
Il termine “politica” nasce originariamente dal termine “polis”, che in greco significa città. Lo scopo era quello di agire per il bene delle polis, dunque delle città. Nel corso degli anni, è evidente che il senso autentico del termine sia radicalmente cambiato poiché i risultati ottenuti, “credo”, risultano contraddittori col senso dell’origine del termine sopra citato. I giovani di oggi si sentono mortificati nella loro intelligenza, poiché infinite sono le promesse di ripristinare un sistema che non funziona da anni e pochi o nulli sono i risultati ottenuti.
Un giovane, oggi, diventa “inventore di attività fantasma”. Mi capita di parlare con molti di essi e, dopo il nostro colloquio, sentir dire: “Mi sono inventato un lavoro per ammazzare la giornata”. E’ più che umiliante.
E’ gravissima la situazione in Italia: milioni sono i documenti che esprimono questo “malessere di vivere”; infiniti sono gli articoli di cronaca relativi a suicidi, perché un padre di famiglia non riesce a portare a casa “un pezzo di pane”: dovrebbe essere un diritto non un optional per un nucleo familiare.
L’Italia è stanca di sentir parlare i “politici che lavorano indefessamente”, che ci riempiono di chiacchiere e di false promesse per ridare un volto al nostro Paese. Forse non ci si rende conto dell’esigenza immediata che milioni di famiglie hanno o, se ci si rende conto, si gioca di rimando.
Alzarsi e leggere fatti di cronaca agghiaccianti, perché imprenditori o piccoli artigiani, impiegati, operai non riescono a finire il mese, dovrebbe essere mortificante per chi, da decenni, crede di riuscire ad amministrare bene il proprio popolo; sarebbe necessario, allora, fare emergere quella dignità, a lungo sopita, affinché la si strumentalizzi finalizzandola al bene comune: non è difficile, basta non pensare agli obiettivi personali o ai propri avanzamenti di carriera. Si pensi a coloro che fanno la fila presso i centri di accoglienza, col volto mortificato e segnato dalle ingiustizie e dalle incompetenze altrui.
Ciò che esprimo non è una novità, e i dati che ci arrivano sono umilianti relativamente a quelli che sono gli stipendi di chi amministra un’Italia oggi in ginocchio. Ascoltate la voce di chi non ha bisogno di imitare Leonardo da Vinci per andare avanti perché l’invenzione oggi è solo il frutto di chi è impedito a mettere in risalto ciò che già gli appartiene, “la voglia di lavorare e di vivere”.
ART.4 della Costituzione italiana: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Il lavoro è dignità, ridateci la nostra Italia!
































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