Gianfranco Fini e la “nipotina” Giorgia Meloni

Meloni non seguì Fini in Futuro e Libertà, ma deve a lui la sua prima candidatura, l’elezione a vice-presidente della Camera e poi la promozione a ministro della Gioventù del governo Berlusconi. Giorgia è cresciuta da sé, grazie al suo impegno e alla sua determinazione: ma può restare a Fini almeno la soddisfazione di aver visto nella Meloni una leader già diversi anni fa, quando nessuno l’avrebbe scommesso

Gianfranco Fini e Giorgia Meloni
Gianfranco Fini e Giorgia Meloni

Quali sono i veri rapporti tra Gianfranco Fini e Giorgia Meloni? Si può o meno definire la giovane leader di Fratelli d’Italia una continuatrice della sua linea politica? E’ un quesito interessante, soprattutto dopo che nei giorni scorsi Fini ha preso le difese della Meloni davanti alla stampa estera.

Tra i due c’è un lungo e consolidato rapporto, anche perché non va dimenticato come Fini la volle leader di Azione Studentesca, poi coordinatrice e presidente di Azione Giovani, prima ragazza a capo di un’organizzazione giovanile di destra.

Soprattutto, fu proprio Fini a candidarla nel 2006, facendola subito eleggere a vice-presidente della Camera e poi promuovendola a Ministro della Gioventù nel governo Berlusconi del 2008 (la Meloni divenne la ministro più giovane dell’Italia repubblicana e in assoluto il secondo ministro più giovane dall’Unità d’Italia).

Certo, seguirono anni di profonda freddezza per l’affare Montecarlo (con un “gelo” non solo a livello pubblico), quello che portò alla rovina politica di Fini, oltre alla parentesi politica con “Futuro e Libertà” cui la Meloni non aderì, nonostante dovesse a Fini la sua crescita ai vari livelli.

La freddezza continuò anche dopo il 2013 e l’insuccesso elettorale del movimento finiano, ma va ricordato che in quegli anni la Meloni doveva per forza marcare una distanza o sarebbe stata travolta con il suo nuovo partito ancora in fasce e tutto da consolidare e far crescere.

Nel tempo però le cose sono cambiate: se negli ultimi mesi Fini ha ostentato in pubblico un assoluto riserbo il feeling è ripreso, qualche consiglio importante non è mancato e intanto più di un esponente di “Futuro e Libertà” ha trovato casa proprio in FdI – e non da oggi – come Adolfo Urso e Roberto Menia.

Sono tasselli, piccole reciproche cortesie, consigli privati con Fini che vuole e deve restare sullo sfondo per non oscurare o mettere in imbarazzo la giovane leader, che è indubbiamente cresciuta del suo, ma che in qualche modo è stata e resta una “creatura” dell’ex presidente della Camera.

Certamente la sera del 25 settembre, mentre Giorgia Meloni celebrava il suo trionfo, in molti avranno pensato proprio a Fini che per primo “sdoganò” la destra italiana, ma non riuscì mai a superare Berlusconi nel suo ruolo di leader della coalizione. Un obiettivo che invece è stato raggiunto dalla sua “figlioccia”, anche se oggi il Cavaliere è decisamente ridimensionato rispetto a una dozzina di anni fa.

Rammarico e forse tanta nostalgia in Fini per le occasioni perdute, ma la storia – come sempre – non si costruisce quando è ormai passato l’attimo fuggente. In questo senso può restare però a Fini almeno la soddisfazione di aver visto nella Meloni una leader già diversi anni fa, quando nessuno l’avrebbe scommesso.