E’ rinviato al 16 settembre il tavolo conclusivo delle parti sociali con il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, per definire una intesa sui contratti per l’Expo 2015. L’incontro di questa mattina al ministero, come atteso, non e’ stato risolutivo: le imprese ed i sindacati hanno chiesto al ministro di avere un quadro chiaro sulle risorse disponibili, i piani di investimento e le ricadute occupazionali dell’evento che si terra’ a Milano. Su questo una prima risposta e’ attesa il 10 settembre quando il sottosegretario all’Agricoltura, Maurizio Martina, che ha la delega per l’Expo, dovrebbe incontrare le parti sociali per fornire informazioni piu’ dettagliate su investimenti e ricadute. Poi nel pomeriggio sempre del 10 proseguira’ il confronto tra imprese e sindacati. Sulle risorse, "il ministro si e’ impegnato a verificare la copertura finanziaria", e’ stato riferito al termine del tavolo.
Giovannini si e’ intanto detto "soddisfatto" del lavoro svolto dalle parti sociali che, ha sottolineato, "hanno gia’ trovato un consenso su alcune questioni. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere, ma ho colto un approccio molto costruttivo che mi fa essere fiducioso. Sono certo che il lavoro si concludera’ con proposte definite e condivise", ha aggiunto il ministro, che aveva gia’ chiesto alle parti un accordo entro meta’ settembre, altrimenti il governo procedera’ autonomamente. In vista di una Esposizione che gia’ si preannuncia "una edizione da record con 60 Paesi con padiglione su 132 partecipanti ufficiali" e fa prefigurare "un gran ritorno per l’Italia", come sottolineato dal commissario unico per Expo 2015, Giuseppe Sala.
Sul tavolo del confronto tra le parti sociali ci sono l’apprendistato, i contratti a termine e un nuovo contratto per gli over-29. In particolare, la novita’, peraltro condivisa dalle parti ma su cui essenziale e’ la disponibilita’ di risorse, e’ l’ipotesi di un contratto di inserimento lavorativo simile al vecchio contratto di formazione di due anni per i lavoratori svantaggiati, disoccupati da almeno 6 mesi, oltre i 29 anni, che sia incentivato (con una decontribuzione al 10%) e che vada ad incrementare la base occupazionale netta. Per quanto riguarda l’apprendistato c’e’ la richiesta di esenzione contributiva per tutte le imprese (ad oggi e’ prevista solo per quelle fino a 9 dipendenti). Per i contratti a termine, su cui invece c’e’ distanza tra i due ‘fronti’, la richiesta delle associazioni datoriali e’ di estendere la acausalita’ (il non obbligo cioe’ di inserire la causale che la riforma Fornero ha gia’ previsto come possibilita’ per il primo primo contratto a termine fino a 12 mesi) almeno fino a 24 mesi. Una flessibilita’ maggiore andrebbe comunque pagata di piu’, sottolineano Uil e Cisl. Sul veicolo, infine, le imprese chiedono "una legge", consentendo cosi’ che "la sperimentazione per due anni valga per tutto il territorio", come sottolineato dal presidente di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi; i sindacati spingono sulla via della contrattazione, la sola che "deve regolare" la materia, come sintetizza la Cgil.
































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