Da pm di punta della procura di Palermo, alle prese con quella che potrebbe essere una delle pagine piu’ oscure della storia recente italiana, la presunta trattativa tra Stato e mafia, al ruolo di giudice nella tranquilla Aosta: se non decidera’ di lasciare la magistratura, sembra essere questo il destino che tocchera’ ad Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione civile, dopo la sconfitta elettorale. La Terza Commissione del Csm ha bruciato i tempi. E all’indomani dell’apertura d’ufficio della pratica sul suo ritorno in ruolo, ha gia’ deciso: se Ingroia – che sinora non aveva manifestato alcuna intenzione a Palazzo dei marescialli – vuole continuare a indossare la toga puo’ farlo soltanto ad Aosta, unica sede d’Italia nella quale non è stato candidato.
Una scelta obbligata, spiegano a Palazzo dei marescialli, e che per questo non aveva alternativa: a imporla e’ la legge, e in particolare l’articolo 8 del DPR 30 marzo 1957 n. 361, che prevede che i magistrati candidati e non eletti ‘non possono esercitare per un periodo di cinque anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni”. Proprio su questo punto in Commissione non c’e’ stata discussione: l’accordo e’ stato pieno tra tutti i sei componenti. Si e’ invece dibattuto sulle funzioni da assegnare a Ingroia.
La legge in questo caso non prevede alcuna limitazione; invece una circolare del Csm del 2009 ha stabilito che i pm che si candidano in politica, quando rimettono indosso la toga, non possono per cinque anni tornare in procura, ma devono necessariamente svolgere funzioni giudicanti. Di qui qualche dubbio su una restrizione che la legge non contempla ; tanto piu’, visto che Ingroia nel momento in cui si e’ candidato alle elezioni non svolgeva piu’ le funzioni di pm, ma stava ricoprendo un incarico in Guatemala per conto dell’Onu, e che il tribunale di Aosta, al quale dovrebbe essere assegnato, e’ gia’ ad organico pieno. Per questo alla fine la delibera – che dovra’ comunque essere approvata dal plenum – e’ passata con i voti favorevoli dei togati Roberto Rossi (Area) e Pina Casella (Unicost) e del laico del Pdl Annibale Marini, e l’astensione dei consiglieri Alessandro Pepe (Magistratura Indipendente) e Alberto Liguori (Unicost); assente al momento del voto il laico del Pdl Bartolomeo Romano. I dubbi potrebbero essere riproposti tra 15-20 giorni quando presumibilmente la delibera arrivera’ all’esame del plenum. E sono condivisi anche dal consigliere Antonello Racanelli (Magistratura Indipendente) che della Commissione non fa parte: ‘personalmente ho perplessita’ giuridiche sulla proposta di ricollocare Ingroia come giudice ad Aosta in sovrannumero. Ritengo che possa essere destinato ad Aosta come pm’.
































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