Un "superministero" dello Sviluppo, per rilancia la crescita, a scapito del dicastero dell’Economia, che negli ultimi anni ha avuto un accrescimento del proprio potere. E’ l’idea lanciata da Pier Luigi Bersani in un’intervista con Messaggero tv. Il segretario precisa che non intende spacchettare le deleghe di via XX Settembre, anche se "alcune competenze vanno ripulite". Quanto a Finmeccanica, Bersani rassicura che un eventuale governo di centro-sinistra non mettera’ in vendita la partecipazione statale: "In questo momento sarebbe pazzesco, con quel che valgono le aziende, che noi mettessimo mano a Eni, Finmeccanica o Enel". Il segretario si dice "preoccupatissimo" e critica il governo per non aver agito prima: "C’e’ un azionista, il Tesoro nella sua neutralita’ e deve provvedere". E a Monti che ha dichiarato che erano in corso da tempo pressioni sull’ex presidente e amministratore delegato Giuseppe Orsi, affinche’ si dimettesse, Bersani replica: "Credo che ci fossero gia’ da tempo le condizioni per intervenire perche’ esiste un concetto di azionista che ha la responsabilita’ di badare a questa grande azienda". Sul fronte giudiziario, invece, ospite di Omnibus su La7 Bersani afferma di non credere "a orologerie": "Sono inchieste in corso da tempo e credo che ognuno debba fare il proprio mestiere e che la magistratura debba fare il suo lavoro". Ma "sapendo che sono in gioco cose molto importanti", dato che negli ultimi mesi le inchieste hanno interessato aziende come l’Ilva, Saipem, Finmeccanica "che danno da lavorare a decine di migliaia di persone".
Venendo alle questioni interne al Pd, c’e’ spazio anche all’elogio dell’ex "nemico" Matteo Renzi: "Sono soddisfattissimo, si sta impegnando molto, sono divertito dallo stupore su Renzi che lavora per il Pd" dice Bersani commentando l’impegno in campagna elettorale dell’ex sfidante alle primarie. "Mi chiedono se fara’ il ministro, decidera’ lui". E una delle chiusure della campagna elettorale sara’ proprio insieme a lui in Sicilia. Quanto agli avversari, in un comizio a Cagliari il segretario fa ironia si "chi l’ha sparata piu’ grossa" in campagna elettorale. Questo l’ordine: i quattro milioni di posti di lavoro di Berlusconi ("aspettiamo ancora la prima milionata di dieci anni fa"), i 1.000 euro a testa per tre anni promessi da Beppe Grillo ("e perche’ non duemila?") e Maroni che fa la moneta lombarda. "Io l’ho battezzata il marone", ironizza Bersani.
































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