EDICOLA | ‘Domani’, il giornale di ieri

‘Domani’ è un compitino magari ben fatto, ma senza appeal. Un argomento ogni pagina, con approccio noioso, privo di brio, di lampi e di guizzi

“Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa” (Leo Longanesi)

“Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie” (Umberto Eco)

“Le spie non servono ai giorni nostri. La loro professione si è esaurita. I giornali fanno il loro lavoro” (Oscar Wilde)

“I giornali sarebbero ansiogeni? Ma la Bibbia non comincia forse con un delitto?” (Enzo Biagi)

“Che differenza c’è fra la letteratura e il giornalismo? Oh, il giornalismo è illeggibile, e la letteratura non viene letta. Tutto qui” (Oscar Wilde)

‘DOMANI’? IL GIORNALE DI IERI

“Domani mi è sembrato il giornale dell’altro ieri, titoli lunghi, argomenti abbastanza consueti, foto scialbe, grafica elegante e noiosetta. Ottimo 1 euro di prezzo come una settimana di New York Times on line. Aspettiamo lo scatto. Caro ‘Domani’, incomincia a sorprenderci, nasci da Internet ma scendi in strada da oggi” (Fiorella Minervino, lettera ad Anteprima).

‘DOMANI’, UNA GRANDE DELUSIONE

Non sono severo come Giorgio Dell’Arti, ma anch’io sono delusissimo da ‘Domani’, che aspettavo con grande curiosità. Per molti seri motivi.

Il primo è che De Benedetti avrebbe dovuto puntare su di me. Era indispensabile, infatti, trovare un pazzo, temerario e di cervello indipendente, per inventare una novità assoluta e imporla in edicola. Io ho quasi ottant’anni e non ho nulla da perdere. Non sono vanitoso: oltre a me, molti nomi.
Eccone alcuni…

Dell’Arti, l’innovatore, il numero uno (ma non avrebbe accettato, presumo: ipotesi mia). Massimo Fini, controcorrente e sempre geniale. Pierluigi Magnaschi, il più completo, su ogni argomento. Gian Antonio Stella, che dovrà pur arrendersi prima o poi all’indispensabilità di fare il direttore. Massimo Donelli, che sa tutto di tutti, in giornalismo. Gigi Moncalvo, il più pazzo e ardito di tutti noi. E molti altri! Non conosco Stefano Feltri, ma ho stima per come scrive e rispetto per la sua firma.

Il problema è che lui studia da Ferruccio de Bortoli o da Paolo Mieli, per arrivare a dirigere, un giorno, il Corriere: ‘Domani’ è istituzionale e tradizionale, conservatore, non ha sangue ribelle o rivoluzionario, né Feltri ha una rivincita da cogliere al volo, il suo ‘Domani’ è un compitino magari ben fatto, ma senza appeal. Un argomento ogni pagina, con approccio noioso, privo di brio, di lampi e di guizzi. Il buon senso é dominante, prevedibile: ovvero il peggio, per un giornale neonato. Non può sfondare e non darà il minimo fastidio a La Repubblica, come CDB (giustamente) vorrebbe.

Peccato. A proposito: ho in mente uno strepitoso giornale per il web, perciò cerco un editore o un finanziatore che mi lasci osare l’inosabile. Con una certezza: peggio di ‘Domani’, dopodomani non potrò fare.