Enrico Letta, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, commentando la situazione politica italiana e la crisi di governo, ha parlato di una "situazione molto complicata e complessa" e confermato che "al più presto andremo in Parlamento, probabilmente mercoledì, per verificare se c’è la fiducia o no". Dunque dibattito sulla fiducia "sia alla Camera sia al Senato".
Domenica sera il presidente del Consiglio è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Durante l’incontro, si legge in una nota del Colle, “è stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell’invito. Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazion i pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso Presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento – che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento – le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi”.
A confermarlo è lo stesso Letta su Rai Tre: “Abbiamo valutato una situazione complessa. Mercoledì probabilmente andremo in Parlamento e lì ognuno si assumerà le proprie responsabilità alla luce del sole”.
Il capo del Governo ha sottolineato di non avere alcuna “intenzione di governare a tutti i costi. Devo valutare se ci sono le condizioni per avere la fiducia e andare avanti per applicare il programma". Certo è che “col Porcellum non si può e non si deve votare". "La legge elettorale è ed è già stata priorità, la commissione affari costituzionali in Senato ha fatto passi avanti importanti", ha detto Letta che si augura: "se avrò la fiducia in Senato si andrà avanti per cambiarla. Se ad un certo punto si deve votare non si può rimanere appesi, se non si cambia la legge non si può votare". "Chi vuole il voto adesso con il Porcellum, rivuole le larghe intese, in Senato i numeri dicono questo".
Secondo Letta "fa sorridere continuare a sentire parlare del problema giustizia come se fosse il problema di Berlusconi. Noi abbiamo già fatto molto per riformare la Giustizia e continuiamo a farlo. Ma per i cittadini. Si pensi alla riforma della giustizia civile che con la mediazione consentirà di smaltire gli arretrati. Quello, come la lentezza, sono i problemi degli italiani".
Enrico Letta ha osservato che "nel PdL è in corso un dibattito molto forte e profondo", "dai sondaggi, gli elettori PdL vogliono che continui l’esperienza di questo governo". Letta ha a anche rilevato di aver visto che "i ministri PdL hanno espresso valutazioni su basi diverse da quelle di Silvio Berlusconi". Del resto "sento che anche in Parlamento c’è incertezza", dunque "meglio per gli italiani che io obblighi tutti a chiarire le loro posizioni in Parlamento". Ad ogni modo, ha ribadito, "non voglio governare a ogni costo e non voglio essere un Re Travicello, e non lo sarò". Le dimissioni in massa del Pdl sono una "scelta che mina uno dei principi cardine della democrazia, per cui una minoranza non puo’ far sciogliere il Parlamento con le proprie dimissioni". Di fronte a questo, "un capo del governo non puo’ far finta di niente, deve tirare le conclusioni. Così ho fatto".
"RISPETTO TRAVAGLIO PDL" Letta ha ripetuto: "questo è un momento drammatico e forse di svolta attorno al centrodestra, se il centrodestra si sviluppasse verso un centrodestra europeo, moderato, nei toni e nei contenuti sarebbe importante per l’Italia e la partita politica dei prossimi giorni è legata a questo". Rispondendo a proposito della posizione di Angelino Alfano Letta ha osservato che "le sue parole di oggi lasciano intendere che c’è una discussione in corso, io sono rispettoso del travaglio che c’è, ho vissuto nel centrosinistra che non è mai stato un luogo tranquillo e sereno, so che anche il Movimento 5 stelle è attraversato da profondo travaglio interno che va rispettato". Ma il premier non si sbilancia sul sostegno che potrebbe avere dai transfughi grillini: "Non lo so, non vado a parlare con i singoli parlamentari, io farò un discorso in aula illustrando gli obiettivi e ricordando le cose fatte".
AUMENTO IVA Per ciò che riguarda l’Iva: "Il primo aumento dell’Iva l’ha fatto il governo Berlusconi, nel 2011, il governo Monti invece di fare il blocco ha fatto una parte di aumento e poi ha rimandato il resto. L’aumento dell’Iva e’ gia’ nei conti, poi se il presidente del Consiglio ottiene da parte di un terzo dei parlamentari che sostengono la maggioranza le lettere di dimissioni, il governo non e’ piu’ in grado di assumere decisioni che poi devono essere ratificate in Parlamento, per questo si e’ bloccato tutto". "Io ho chiesto di sapere se con le dimissioni del Pdl c’è ancora una maggioranza per prendere decisioni in Parlamento". "Se avessi di nuovo la fiducia, ho in mente una revisione complessiva delle aliquote dell’Iva. Il resto è propaganda". "Berlusconi tenta di rovesciare la frittata, ma non ci riesce".
VICENDA BERLUSCONI A proposito della vicenda che riguarda Berlusconi, il premier ha affermato: "Vanno seguite le regole e applicate le sentenza. Se dicessi il contrario la sfiducia nei miei confronti sarebbe legittima". La vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi, ha aggiunto, "non può essere scambiata con l’appoggio al governo". "Il mio atteggiamento di ferma separazione" tra le due questioni, ha puntualizzato, "lo porto avanti anche se mi farà andare a casa. Chi mi darà la fiducia saprà della mia idea sulla separazione delle due vicende".
































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