CORONAVIRUS | “Serve vaccinazione di massa contro l’influenza”

Parla il professor Mauro Pistello, virologo: “Le case farmaceutiche si stanno attrezzando. Scuolabus? È stato dimostrato che sotto i 15 minuti è difficile che avvenga la trasmissione del virus”

Il professor Mauro Pistello, virologo e direttore dell’unità operativa di virologia Auop di Pisa, è intervenuto su Radio Cusano Campus.

Influenza e Covid. “I sintomi sono sovrapponibili. Anche in presenza di un normale raffreddore uno pensa subito al Covid. Mai come quest’anno penso ci si debba vaccinare tutti contro l’influenza così almeno eviteremo una possibile sovrapposizione di sintomi e di intasare le strutture sanitarie. Si sta proprio pensando, per evitare di stressare oltremodo il SSN, ad una vaccinazione di massa contro l’influenza, sperando ci siano le dosi di vaccino. Parliamo di grandi quantità, servono le scorte che si stanno già chiedendo alle case farmaceutiche”.

Scuola, sugli autobus non più di 15 minuti. “Si cerca di dare delle risposte ad una situazione oggettivamente difficile. L’idea che in qualche modo ci sia un tempo minimo al di sotto del quale la trasmissione non avviene è abbastanza consolidato. Questo periodo, ed è stato visto sin dalle prime fasi dell’infezione quando l’incidenza era molto più elevata, è proprio di un quarto d’ora, la soglia al di sotto della quale si può stare relativamente tranquilli”.

Scuola, in classe con distanziamento. “Ho anche io un bambino piccolo ed immaginarlo per 6 ore in classe con la mascherina è una sofferenza. Già noi a lavoro, appena possiamo, ci isoliamo e togliamo la mascherina. Indubbiamente in una classe è più importante il distanziamento della mascherina. Se ci fosse un caso di contagio sarebbe anche più facile circoscrivere un focolaio. Serve la mascherina quando c’è promiscuità tra le varie classi, come ad esempio all’entrata e all’uscita e durante la ricreazione. Lì è più importante avere la mascherine”.

L’inverno sta arrivando. “In inverno c’è stata una elevata mortalità perché noi cercavamo il virus, avendo un numero ridotto di tamponi, solo nelle persone che stavano male o che avevano sintomi. Non abbiamo visto un sommerso che, a posteriori, abbiamo capito fosse immenso, paliamo di soggetti con un raffreddore lieve e di asintomatici. Ora vediamo tanti giovani che sono infettati e quasi sicuramente ce ne erano molti anche d’inverno. Di inverno l’infezione era 10 volte più diffusa di quanto non lo dicessero i dati. D’estate questi virus tornano nascosti per prepararsi per l’inverno. La gente d’inverno si ammala di più perché ci sono tanti altri virus e batteri che predispongono le persone all’infezione. Non credo, vista la preparazione che abbiamo oggi dal punto di vista diagnostico e clinico, ci sarà la mortalità dello scorso inverno. Ora sappiamo molto di più e c’è una migliore capacità di screening e di diagnosi, intercettiamo si oggetti prima che si ammalino in modo grave. È chiaro che periodicamente ci sono queste infezioni che tracimano. Abbiamo più commistione con gli animali come gli allevamenti intensivi. Il salto di specie è più frequente e fruttuoso di una volta. Per questo rispetto al passato un virus ha più possibilità di dilagare”.