CORONAVIRUS | Cosa succederà con i viaggi tra gli Usa e l’Europa?

La verità è che indipendentemente dalle azioni politiche di democratici o repubblicani, il virus si diffonde in maniera quasi naturale in contesti familiari. L'unica cosa che bisogna chiedere alla stampa è di evitare di terrorizzare la gente con quest'idea della seconda ondata. Perché di Trump ti liberi lo stesso, ma almeno non affami il tuo popolo

Difficile prevedere cosa succederà con i viaggi tra gli Stati Uniti e l’Europa. Trump potrebbe anche allentare le restrizioni, ma l’Europa quando lo farà? Il virus dopo aver raggiunto il picco a New York, che ha seguito l’andamento epidemiologico dell’Europa con cui ha strette connessioni, si sta diffondendo altrove in maniera naturale.

So che i giornali sono impegnati a farne una questione politica, soprattutto negli Stati Uniti dove l’obiettivo velato è minare la presidenza Trump, ma al di là di questo il presidente americano ha le sue colpe soprattutto nell’irresponsabilità simbolica. Fatti vedere con la mascherina, per diamine, dai un segnale ai tuoi elettori.

Ma la verità è che indipendentemente dalle azioni politiche di democratici o repubblicani, il virus si diffonde in maniera quasi naturale in contesti familiari. Succede nella democratica California come in Arizona e Texas. A meno che tu non voglia chiudere la gente in casa fino a zero contagi, devi accettare il rischio.

Le persone intervistate dicono sempre la stessa cosa: alla base del contagio c’è la festa in famiglia, o tra amici. Situazioni conviviali in cui si abbassano le difese psicologiche, si usano meno precauzioni.

A questo si è aggiunto anche un mese di proteste massive in tutto il Paese, un sistema informativo confusionario, allarmisti esasperati da un lato e complottisti minimizzatori dall’altro. Virologi come cartomanti impegnati a leggere il futuro. Alla fine la sensazione è che bisogna affidarsi più al buon senso che agli scienziati in cerca delle luci della ribalta.

Penso che un pizzico di fatalismo ci voglia: prendi le precauzioni, ma non rinunci a vivere. Così si stanno comportando un po’ tutti.

New York il suo picco già l’ha avuto, e quando Cuomo ha stabilito il lockdown il 22 marzo, in realtà il contagio era già molto diffuso da tempo, ma non c’erano i tamponi. Il lockdown di New York è stato all’acqua di rose, la gente stava comunque per strada o andava ai bar a bere. Tuttavia la curva è diminuita comunque, in parte per il lockdown, ma soprattutto per le precauzioni prese da ognuno di noi, e per l’evoluzione naturale di un’epidemia.

L’unica cosa che bisogna chiedere alla stampa è di evitare di terrorizzare la gente con quest’idea della seconda ondata, senza basi scientifiche, con l’unico obiettivo politico di liberarsi di Trump. Perché di Trump ti liberi lo stesso, ma almeno non affami il tuo popolo.