I buoni sentimenti e la buona volontà non sempre vanno d’accordo con il buon senso. Quando, poi, i buoni sentimenti diventano “buonismo”, cioè un pretesto per acquisire possibile consenso mostrandosi migliori e più “progressisti” degli avversari, possono portare a conseguenze impreviste e spesso pericolose. La proposta, che circola di questi tempi, di assegnare la cittadinanza italiana a chiunque nasca in Italia rientra nella categoria del buonismo pericoloso. Se passasse una legge di questo genere e’ infatti evidente che i barconi che arrivano sulle nostre coste si riempirebbero immediatamente di donne incinte provenienti da Paesi meno fortunati. Già oggi, un certo numero di donne in gravidanza o di bambini in giovane età arrivano nel nostro paese clandestinamente o vi entrano con regolari visti ma vi si trattengono poi illegalmente. E’ noto che nel momento in cui si presenta domanda di asilo politico in Italia si potrà godere di un anno/anno e mezzo di permanenza con libertà di movimento e diritto a vitto ed alloggio gratuiti. Così come è noto che i minori non possono essere espulsi. Nel caso di donne incinte non è nemmeno necessario presentare domanda di asilo politico: un qualunque certificato medico, più o meno compiacente, puo’ attestare la “precarieta’ di salute” e la permanenza viene garantita. Una volta ottenuto il permesso ufficiale, grazie al naturale diritto al ricongiungimento familiare e l’impossibilità di separare un bambino dai genitori, ne consegue automaticamente il diritto per l’altro genitore e per tutti i fratelli in minore età a venire in Italia. E’ chiaro quanto sopra ai “buoni” che difendono il diritto alla nazionalita’ per i nati sul nostro territorio?
Quando costoro portano, come supporto alle proprie tesi, l’esempio degli Stati Uniti, si dimenticano che quel principio, tra l’altro oggi in discussione anche laggiù, fu deciso per un Paese enorme, ricco di materie prime e di terre, scarsissimamente popolato e bisognoso di crearsi una nuova identità nazionale. E’ quasi pletorico aggiungere pure che, all’epoca, nessun Paese (salvo gli stati sud americani, ma con ben altre ragioni) consentiva il mantenimento contemporaneo della cittadinanza originaria.
Parlavamo di “identità” e proprio in questa parola sta il nocciolo principe della questione. Ognuno di noi ha sempre bisogno di acquisire e poi mantenere una identità e questo termine ha sempre due facce: quella che riguarda la singola persona e cioè la necessità di affermare la propria identità personale e quella che deriva dalla società in cui si vive e cioè la necessità, altrettanto fortemente sentita, di potersi riconoscere in un “noi”.
E’ proprio il possesso di questa doppia identita’ che favorisce, quando acquisito, la necessaria condizione di serenita’ psicologica. Una dimostrazione contraria sono i cosiddetti “deraciné”. Costoro, lontani per qualunque motivo dalla propria cultura, lingua, abitudini, vivono, fino alla possibile acquisizione di una nuova identita’, in modo psicologicamente disagevole la condizione in cui sono venuti a trovarsi. Anche se è vero che i “noi” possono essere contemporaneamente molteplici e variegati, è anche certo che, in ogni circostanza, ciascuno di noi ne sente il bisogno. Nasce proprio da lì, da quel bisogno di identità collettiva, il rifiuto/paura del diverso. E’ una brutta cosa? Può darsi! Ma ci piaccia o non ci piaccia, anche se è nostro dovere di uomini civili cercare di modificare il nostro approccio culturale nella direzione di ciò che ci sembra più bello, più buono, più giusto, non si può (ed è insano) prescindere dal prendere atto di come sia la natura umana.
E’ tenendo conto di questa realtà che si è, nella maggior parte dei Paesi, valorizzato il concetto di “integrazione”. Che non significa snaturamento del proprio essere, ma consentire, attraverso un rapporto dialettico che finisce col modificare entrambi i soggetti, di arrivare, dopo un lungo processo, a poter costruire un nuovo “noi” che sarà una sintesi avente come base principale la cultura e le abitudini della maggioranza autoctona.
La legge italiana, così come quella di altri Paesi, consente già ora, allo straniero che lo desideri, l’acquisizione della nostra cittadinanza. Ma richiede che sia passato un congruo lasso di tempo (dieci anni) in cui il richiedente abbia avuto modo di interagire, di apprendere la nostra lingua ed i nostri costumi ed essere già diventato “italiano” quando la legge porra’, finalmente, il suggello formale. Non c’è niente di male che qualche Comune abbia gia’ deciso di assegnare la cittadinanza (comunale) onoraria a bambini di stranieri nati in Italia, purché ciò sia inteso e vissuto come un incoraggiamento, un augurio, una spinta ad “integrarsi”, per diventare, domani, un vero cittadino italiano.
I difensori del multiculturalismo, quelli che parlano della pacifica e fruttuosa coesistenza di diverse culture che si protragga nel tempo, dimenticano la proporzione d’oro di numero-spazio-tempo. Questo rapporto può variare a seconda delle epoche e dei luoghi, ma dimenticarlo o negarlo puo’ solo creare conflittualita’ che prima o poi si manifesteranno. Non lo si crede? Basta guardare i Paesi che, pur nolenti, non han potuto rispettare quella regola: Francia, Gran Bretagna e, ultimamente, persino la tollerante Svezia. I disordini delle periferie cittadine, il nuovo razzismo, le divisioni interne alle societa’ sono figlie della mancata integrazione e di un buonismo superficiale che non ha saputo (voluto?) tener conto delle necessita’ psicologiche intrinseche ad ogni comunità. Qualcuno sosterra’ che esistono esempi riusciti di multiculturalismo come, magari, il Brasile. Piace come esempio? Vadano i “buoni” a guardarci dentro: la pace sociale è ottenuta solo grazie ad una accettata (per ora e forse) gerarchia in base alla razza di appartenenza: i bianchi comandano, gli indios autoctoni sono i locali paria ed i mulatti stanno nel mezzo. Sarebbe questa la soluzione auspicata dai nostrani “buonisti”? Non lo crediamo e suggeriamo, quindi, di sforzarsi di essere un po’ meno “buoni” e di coltivare un po’ più il “buon senso”.
































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