Caso Willy, non un caso politico

Per dirla come l'ha detta l'onorevole Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, si può parlare di un'azione cinica perché si strumentalizza la morte di una persona per ragioni che nulla hanno a che fare con la solidarietà umana e con il caso in questione

Riguardo all’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso a Colleferro, si è detto e scritto di tutto; il caso è finito nel tritacarne della polemica politica, con la questione del razzismo, che è seria, ma non è giusto fare di questo caso un caso politico.

Willy è stato ucciso da quattro ragazzi, due dei quali sono fratelli. Il fatto che essi conoscano le arti marziali non depone a loro favore. Questi ragazzi erano noti per i loro comportamenti non conformi alle norme civili. Erano dediti al consumo di alcol e droghe. Dunque, per la vita che conducevano prima di questo fattaccio, erano esposti al rischio di fare atti gravi.

Purtroppo, in quella drammatica notte, c’è stata una rissa e Willy ha cercato di difendere un amico. Nel fare ciò, i quattro energumeni hanno picchiato il ragazzo con così tanta violenza da ucciderlo. Buttare questo caso nella polemica politica per lanciare accuse contro partiti ed esponenti politici non è corretto.

Anzi, per dirla come l’ha detta l’onorevole Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si può parlare di un’azione cinica perché si strumentalizza la morte di una persona per ragioni che nulla hanno a che fare con la solidarietà umana e con il caso in questione. Al contrario, bisogna essere solidali con la famiglia di Willy, la quale ne piange la perdita. La polemica politica non glielo restituirà.