Con 290 voti a favore, 13 contrari (Lega Nord) e 95 astenuti (Movimento Cinque Stelle), l’aula della Camera ha dato via libera alla proposta di legge di riforma della custodia cautelare che ora passa al vaglio del Senato. Proprio nel giorno in cui la Uilpa Penitenziari aggiorna i dati sul numero dei detenuti presenti in carcere (62.536 al 31 dicembre 2013 contro 65.701 dell’anno precedente) la riforma che mira a rendere un’extrema ratio la carcerazione preventiva fa un passo avanti. Il provvedimento limita la discrezionalità del giudice nella valutazione delle esigenze cautelari, attualmente individuate nel pericolo di inquinamento delle prove, nel pericolo di fuga e nel pericolo di reiterazione del reato, disponendo che la carcerazione tenga conto anche delle "situazioni di concreto e attuale pericolo, anche in relazione alla personalità dell’imputato".
La custodia cautelare potrà essere disposta soltanto quando siano inadeguate le altre misure coercitive o interdittive; in ogni caso, nel disporre la custodia cautelare in carcere il giudice dovrà "indicare le specifiche ragioni per cui ritiene inidonea nel caso concreto, la misura degli arresti domiciliari con le procedure di controllo".
Secondo Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, l’approvazione della proposta di legge è "un buon passo avanti, che rafforza ulteriormente le garanzie a tutela della libertà personale". "Le esigenze cautelari – prosegue l’esponente del Pd – non devono mai essere applicate in funzione di anticipazione della pena, quello votato è un testo equilibrato, che riesce a tenere insieme da un lato il principio della carcerazione preventiva come extrema ratio e dall’altro la tutela delle vittime e la sicurezza dei cittadini nei confronti dei gravi reati". Ferranti auspica ora un passaggio veloce al Senato. A Montecitorio si lavora anche alla conversione in legge del cosiddetto dl svuota-carceri, un altro provvedimento studiato per ridurre il sovraffollamento. La Commissione Giustizia ha ascoltato oggi il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli che ha espresso perplessità sul braccialetto elettronico, chiedendo invece un rafforzamento del numero dei magistrati di sorveglianza: "Dal punto di vista delle risorse – ha denunciato – la situazione è allo sfascio".
































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