Una regione che si svuota, anno dopo anno. I dati più recenti confermano una tendenza ormai strutturale: la Calabria continua a perdere popolazione, tra emigrazione verso altre regioni e calo demografico.
Secondo quanto emerge dal report dell’Osservatorio regionale demografico, il saldo migratorio interno resta negativo (-0,37%), uno dei peggiori in Italia, secondo solo alla Basilicata. Un dato che evidenzia come sempre più calabresi scelgano di trasferirsi altrove, in cerca di migliori opportunità di lavoro e qualità della vita.
Il fenomeno riguarda l’intero territorio regionale. Tutte le province registrano un segno meno: Cosenza perde oltre 2.400 abitanti, seguita da Reggio Calabria (-2.366) e Catanzaro (-1.581). Più contenuto ma comunque significativo il calo a Vibo Valentia (-588) e Crotone (-133).
Nel complesso, in appena un anno, la popolazione calabrese è passata da 1.834.646 a 1.827.571 residenti, confermando una contrazione costante. Numeri che, secondo gli esperti, non possono più essere letti come un fenomeno temporaneo.
«L’emorragia umana sembra essere diventata una dinamica strutturale», sottolinea Giovanni Durante dell’Osservatorio regionale demografico, evidenziando come il problema richieda interventi profondi e di lungo periodo.
A contenere, almeno in parte, il calo è il contributo dell’immigrazione dall’estero, con un saldo positivo di oltre 8.000 unità. Un dato che però non basta a compensare le perdite dovute alla mobilità interna e alla diminuzione delle nascite.
Il quadro che emerge è quello di una regione in difficoltà, dove lo spopolamento rischia di incidere in modo sempre più marcato sul tessuto economico e sociale.
Una dinamica che non riguarda solo il Sud, ma che si inserisce in un fenomeno nazionale più ampio: tra emigrazione e inverno demografico, il futuro dei territori passa sempre più dalla capacità di trattenere residenti e attrarre nuove energie.































