La stima nei confronti di Matteo Renzi e’ ormai nota da tempo e nonostante Silvio Berlusconi punti il dito contro la decisione del segretario del Pd di prestarsi ad un operazione di palazzo ("questa non e’ democrazia"), il Cavaliere non manca di tesserne pubbliche lodi: "E’ una persona intelligente, non e’ un comunista e mi sono trovato in sintonia con lui", ammette l’ex capo del governo nel corso del comizio di chiusura della campagna elettorale di Ugo Cappellacci in Sardegna. Parole lusinghiere, riservate al leader Dem ma non certo all’operazione che lo portera’ nel giro di qualche giorno a palazzo Chigi: "Hanno deciso che il governo Letta doveva andare a casa nel retrobottega del Pd", accusa Berlusconi, che poi racconta ai militanti di aver assistito ”ancora una volta allibito ad un terzo governo che non passa dalle elezioni". Un esecutivo che vedra’ Forza Italia all’opposizione, ma non sulle barricate.
Il Cavaliere e’ convinto che il patto con Renzi sulle riforme non verra’ messo in discussione e con i suoi fedelissimi ha aperto anche all’ipotesi di appoggiare altre riforme come ad esempio quella sul mercato del lavoro: vedremo provvedimento dopo provvedimento come comportarci. Certo, Berlusconi ora attende il segretario del Pd alla prova del fuoco perche’, un conto e’ stare a palazzo Chigi, altra cosa e’ fare il "sindaco di una citta’ molto bella, ma che arriva a 500 mila abitanti". L’intenzione di mantenere un atteggiamento responsabile nei confronti dell’esecutivo Berlusconi lo mettera’ in chiaro anche domani, quando a capo della delegazione di Forza Italia andra’ ad incontrare Giorgio Napolitano. Il rapporto tra i due e’ ai minimi termini, per usare un eufemismo. Berlusconi lo ritiene il "regista" della caduta del suo governo nel 2011: "Fu un colpo di Stato", e’ l’accusa dell’ex capo del governo che imputa al Quirinale insieme a "Pd e ai vertici dell’Anm una strategia per distruggermi". Ma Berlusconi non ha voluto evitare l’incontro: Io non ho nulla di cui vergognarmi – e’ stato il ragionamento fatto – e’ lui che ha detto che le elezioni sono delle sciocchezze. Il Cavaliere non si sarebbe lasciato nemmeno scappare una battuta: vedrete – ha detto ad alcuni azzurri – che sara’ lui a non farsi trovare. Spero che mi aprano il portone…".
Berlusconi ribadira’ la sua intenzione a tenere fede al patto sulle riforme a partire dalla legge elettorale, mettendo pero’ le cose in chiaro con il Pd: Renzi ora dovra’ fare il governo con Alfano. Se pensa di poter ritoccare l’accordo saremo noi a far saltare il banco. Con Renzi pero’ il Cavaliere potrebbe poi aprire anche un altro capitolo: l’eventuale successore di Napolitano. Il discorso e’ prematuro – spiega chi ha parlato con l’ex capo del governo – ma certo in un quadro di riforme, il Pd dovrebbe avere intenzione ad eleggere un capo dello stato d’accordo con noi. La convinzione di Fi pero’ e’ che Napolitano abbia legato la sua permanenza al colle all’iter delle riforme e che dunque non abbia intenzione di lasciare prima della loro approvazione. Oltre al Capo dello Stato, pero’, a finire nel mirino del Cavaliere e’ anche l’ex delfino Angelino Alfano. A lui, come ha chi ha lasciato il Pdl, Berlusconi non perdona l’addio nel momento in cui bisognava serrare le file e staccare la spina all’esecutivo guidato da Letta, perche’ non si poteva piu’ stare al governo con chi aveva votato a favore della sua decadenza.
Dopo aver ricordato la carriera lampo di Alfano nel governo e nel partito, l’ex premier ha lanciato il suo pesante affondo: "Sono gli ‘utili idioti’ della sinistra che li usa quando gli servono e poi gli da una pedata quando non vanno piu’ bene". Parole che tradiscono la rabbia verso chi viene tuttora considerato un traditore: dopo averlo fatto con me – avrebbe osservato Berlusconi – non si sono fatti problemi nemmeno con Letta.
































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