L’Italia non è un Paese per giovani. Non lo è per quanto riguarda il mondo del lavoro, dell’impresa, della scuola, dell’università. E non lo è nemmeno per ciò che ha a che vedere con la politica.
Osserviamo, con una certa amarezza, scene alle quali nonostante tutto non riusciamo a rassegnarci. Ogni volta che qualcuno della nuova generazione cerca di farsi spazio, ecco che gli "anziani" lo ostacolano. Succede ovunque. Guardate al Partito Democratico: Matteo Renzi è l’asso nella manica del Pd, ma a sinistra in pochi l’hanno capito e in pochi sono pronti a sostenerlo. Il sindaco di Firenze è il leader più amato dagli italiani – almeno stando ai sondaggi -, eppure contro di lui si schierano quelli della vecchia guardia, i Bersani, i D’Alema, le Bindi. Matteo fa fatica a imporsi: certo non rinuncerà alla partita, ma quanta fatica per cercare di fare passare il messaggio del rinnovamento.
A destra le cose non vanno diversamente. Il Popolo della Libertà cerca un successore a Silvio Berlusconi da almeno due anni e mezzo, senza riuscire a trovarlo. Avrebbe dovuto essere Angelino Alfano il "delfino", eletto per acclamazione durante un congresso PdL. Presto bruciato dallo stesso Silvio: "non ha il quid…". Primarie, allora, in modo tale che fosse la base a scegliersi il proprio leader, visto che il Berlusca aveva spiegato più volte "resterò a fare il padre nobile, ma non avrò più un ruolo di prima linea". Le ultime parole famose. Silvio decide di tornare in campo con forza e le primarie si vanno a fare benedire, perchè quando c’è di mezzo lui "le primarie sono inutili, è lui il nostro leader", si affrettano a spiegare gli azzurri. Mah.
Così, quando si tratta di "rinnovamento", auspicato a parole ma continuamente ostacolato nei fatti, PdL e Pd uguali sono. Di certo non sono gli unici, la storia vale per ogni forza politica, a ben guardare. Osservate cosa sta accadendo in questi giorni nella Lega. Flavio Tosi, sindaco di Verona, dice di essere pronto a candidarsi alle primarie per guidare il centrodestra. Viene fuori l’ipotesi del ticket con Giorgia Meloni. Ma subito si fa sentire Umberto Bossi, storico leader del Carroccio: Tosi, per il Senatur, "fa soltanto ridere", e aggiunge: "allora meglio Marina". Peccato che la figlia del Cavaliere abbia ribadito a più riprese il suo "no categorico" a una sua discesa in campo, e peccato anche che lei non abbia nulla a che vedere con la Lega, di cui Tosi invece è e resta un autorevole esponente, oltre ad essere uno dei sindaci più amati d’Italia.
Insomma, appare chiaro che il "saggio" – saranno saggi davvero, solo perchè con più anni sulle spalle? – non vede mai di buon occhio l’arrivo di un giovane concorrente. A loro, agli anziani, il rinnovamento non piace affatto. Perchè – chiamiamo le cose con il loro nome – non solo sono vecchi anagraficamente, ma spesso sono vecchi dentro, nel loro modo di ragionare e di guardare al mondo, nel loro egoismo nei confronti di chi verrà dopo di loro, nella loro incapacità di guardare al futuro, a quel futuro che di certo non potrà vederli protagonisti per causa di forza maggiore. Quel futuro che non apparterrà a loro, ma a quei giovani che oggi contrastano e che non hanno il coraggio – men che meno l’intelligenza e la generosità – di sostenere. Si attaccano con le unghie e con i denti a quella vita che per loro ormai è in scadenza, forse per paura di sentirsi già morti pur avendo ancora il respiro. Non si accorgono che con i loro egoismi rischiano di bruciare il futuro delle nuove generazioni. Oppure lo sanno benissimo e se ne fregano: tanto loro quando si scatenerà l’incendio non ci saranno più.
































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