‘Un Papa spagnolo o dall’America Latina? La provenienza e’ importante, ma di secondo piano. Non e’ una questione di rappresentanza, anche se di un continente, come quello latinoamericano, dove c’e’ il piu’ alto numero di cattolici: la nostra missione e’ cercare la persona piu’ adatta come successore di Pietro, pastore della Chiesa universale, e vescovo di Roma. Lo Spirito Santo ci aiutera’ ad arrivare all’obiettivo’. Il cardinale Lluis Maria Martinez i Sistiach, 75 anni, arcivescovo di Barcellona, e’ uno dei cinque vescovi spagnoli che parteciperanno al conclave. Ed e’ alla sua prima esperienza.
L’arcivescoco rifugge qualunque previsione. Ma si dice convinto che ‘il nuovo Pontefice dovra’ essere una figura carismatica e, al contempo un uomo di governo della Chiesa’. ‘Attualmente – osserva – viviamo una dimensione mediatica e il carisma della persona serve molto. E, naturalmente, dovra’ essere in grado di guidare un governo pastorale della chiesa mondiale’. I cardinali spagnoli ammessi al conclave sono cinque. Oltre Sistiach, Antonio Maria Rouco Varela, 77 anni, presidente della Conferenza Espiscopale Spagnola e arcivescovo di Madrid; Antonio Canizares Llovera, 68 anni, prefetto della Congregazione per il culto Divino e arcivescovo di Toledo; Carlos Amigo Vallejo, 79 anni, arcivescovo emerito di Siviglia; e Santos Abril y Castello’, 78 anni, membro della Congregazione per i Vescovi. In questo momento di crisi della Chiesa, particolarmente evidente nella secolarizzata Spagna, ex riserva spirituale d’Occidente, sono in molti a invocare un pastore della Chiesa di Roma che parli ai sentimenti umani, piu’ che un teologo. Ma il cardinale Sistiach concorda solo in parte. ‘Sono d’accordo sull’importanza dell’amore – riflette – Ma il solo sentimento non va molto lontano. Il mondo si guida con le idee. Papa Ratzinger e’ una personalita’ di grande lucidita’, di profonda coscienza teologica, che gli sono servite anche ad orientarsi in un momento di crisi. Un orientamento – aggiunge Sistiach – che serve molto alla Chiesa stessa e al suo servizio nel mondo’.
L’arcivescovo di Barcellona non nasconde ‘l’enorme sorpresa’ con la quale ha ricevuto la notizia della rinuncia del Papa, che lo aveva nominato cardinale nel 2007. Ma non crede che questa possa ‘desacralizzare’ la maniera di vedere il Papato. ‘La possibilita’ di rinuncia e’ prevista dal codice di Diritto Canonico, anche se non era stata messa in pratica da almeno sei secoli’, ricorda. ‘Credo che la decisione di Benedetto XVI la rendera’ piu’ normale, ancorche’ non obbligatoria. Penso che ogni Papa fara’ quello che, secondo la sua personalita’, la sua visione, la sua salute, la sua vita, pensa di dover fare, in liberta’ di spirito’, aggiunge.
Sistiach ammette di ‘non aver pensato in assoluto all’evenienza di una mia elezione al seggio pontificio’. Ma, in ogni caso, ha ben chiare quali dovranno essere le priorita’ del nuovo Papato: ‘Servire la Chiesa in una Chiesa che serva il mondo. Penso alla nuova evangelizzazione in un mondo secolarizzato’, afferma. ‘Penso alla vita, alla famiglia, all’unita’ della Chiesa nella dimensione ecumenica. Penso al rapporto tra fede e cultura, fra credenti e non credenti. Penso – aggiunge Sistiach – anche alla dimensione dei grandi valori dell’umanismo cristiano, alla necessita’ di offrire questo servizio a tutta l’umanita. Alla rigenerazione morale della societa’. Ma anche – conclude – alla necessita’ di approfondire il Concilio Vaticano II, al quale il Papa attuale ha dedicato tanto, molto e al quale ha fatto richiamo ancora oggi’.
































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