Ancora odio verso Giorgia Meloni

C'è tanto odio nei confronti di un premier che è espressione di democratiche elezioni. E’ inconcepibile. D'altra parte, l'insulto dimostra solo la vacuità e la carenza di idee costruttive di chi lo lancia

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

A Bologna vi è stata una manifestazione dei collettivi di sinistra, contro il Governo ed il premier Giorgia Meloni. Durante tale evento, è stato appeso un manichino con le fattezze del premier a testa in giù.

Tale manifestazione è stata la fiera del becerume.

Nella sede del Comune felsineo, a Palazzo d’Accursio, si è votata la solidarietà al premier ed il vicesindaco e alcuni consiglieri politicamente vicini a Elly Schlein, candidata alla segreteria del Partito Democratico, non hanno votato. Vi sono manifestazioni con slogan contro il premier che recitano: “Ti mangeremo il cuore”.

Roberto Saviano l’ha insultata definendola una “bastarda” ed è stato querelato. In democrazia si può criticare il potere, ma l’insulto non fa parte della democrazia, al di là del fatto che la legge italiana sul reato di diffamazione sia troppo stringente. Servirebbe una legge come quella americana. Saviano ha chiamato “bastarda” l’attuale premier Meloni ed egli ha rivendicato ciò anche pubblicamente. Dunque, la querela ci sta, ai sensi della legge.

La sinistra invoca la “libertà di espressione”, ma nella scorsa legislatura era la prima a volerla limitare. Ricordiamo certi personaggi del Partito Democratico e della sinistra in generale che istigavano a demonizzare chi, per esempio, non si vaccinava contro il Covid ed invocavano il silenzio da imporre nei confronti dei dissenzienti. Ci sono giornalisti che accusano il premier Meloni di non rispondere alle domande. Però, quando a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi, questi poteva non rispondere alle domande che gli venivano poste (e spesso chiedeva di non porre certe domande) in conferenza stampa ed i giornalisti presenti applaudivano spellandosi le mani.

La sinistra parla male dell’Italia all’estero, sostiene che da noi esista un “pericolo fascista”. Tutto questo può essere sintetizzato in una sola parola: odio.

C’è tanto odio nei confronti di un premier che è espressione di democratiche elezioni. E’ inconcepibile. Certe esternazioni contro il presidente Meloni non partono da una volontà di fare una critica costruttiva, ma da un pregiudizio. Questo è il dato di fatto ed è triste.

Dall’odio non può nascere nulla di buono, al di là del fatto che si simpatizzi o meno per il presidente Meloni e per Fratelli d’Italia, ed il rischio è che dalle parole qualche testa calda possa passare ai fatti. Certi politici, certi giornalisti e certi esponenti del mondo della cultura farebbero bene ad abbassare i toni. D’altra parte, l’insulto dimostra solo la vacuità e la carenza di idee costruttive di chi lo lancia.