Negli anni settanta il Pci arruolò schiere di "intellettuali", li foraggiò e li coccolò. Il compito di questi "intellettuali" fu di suonare il piffero per la "rivoluzione comunista" e di sottomettere la cultura alla dottrina del partito. Passavano le giornate a firmare appelli, a fare conferenze ed ebbero, ovviamente, folgoranti carriere politiche ed universitarie. Oggi il termine "intellettuale" non si usa più: troppo sputtanato! Oggi si usa il termine "società civile" che è una di quelle definizioni che piacciono tanto ai nostri politici e che non significano nulla: ricordate la definizione "convergenze parallele"? Un nonsense in voga negli anni settanta (se due linee sono parallele non possono convergere, o no?). Cosa significa "società civile"? Che è l’opposto della "società incivile"?
Ma vediamo quale sarebbe il profilo ideale dell’aspirante candidato della "società civile": a) essere professore, b) partecipare a talk-show impegnati come Ballarò, c) aderire ad un think-thank come Italia Futura, d) professare o far finta di professare idee liberali e riempirsi la bocca di termini inglesi perchè fa fico, e) usare frasi ad effetto tipo: "bisogna tagliare la spesa improduttiva" o "i sacrifici di oggi daranno i loro frutto domani" f) sposare il pensiero unico e professare il "politicamente corretto", g) emozionarsi davanti a Benigni che celebra la Costituzione, h) spiegare che il male dell’Italia sono i festini di Berlusconi, i) dire che destra e sinistra sono concetti superati mentre i volponi alla Casini sopravvivono ad ogni stagione, l) smentire la sera ciò che si è affermato al mattino su pretesto che i giornalisti non hanno capito od hanno frainteso. E poi si lamentano se la gente li manda a fare in culo!
































Discussione su questo articolo