Quando lo Stato svende a ‘due lire’ patrimoni colossali – di Roberto Pepe

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Biagio Abrate, ha rinunciato all’acquisto di alcune Maserati per lanciare un segno tangibile volto ad un maggior contenimento delle spese considerate non essenziali all’esercizio della funzione  militare.  E’ un ottimo gesto, ma probabilmente per affrontare la problematica del “risparmio nazionale” bisognerebbe disegnare un piano globale in ambito interministeriale, onde non danneggiare gli investimenti.  Infatti, se per esempio l’amministrazione militare risparmia soldi nell’acquisto di quelle auto italiane, probabilmente, nel contempo,  danneggia il comparto dell’industria dell’auto… che si vede sottratte commesse importanti.

Nell’ambito, poi, delle dismissioni delle strutture demaniali fatiscenti o non utilizzate, che parlamentari e militari vogliono alienare al monto privatistico, c’è da stare molto attenti, visto che si rischia di svendere a “due lire” patrimoni che, riadattati, frutterebbero un’immensa fortuna se utilizzati e gestiti col “sistema privatistico”.  Qualcuno dirà: bene! Almeno si investe e si produce ricchezza per l’economia generale! Ma allora, mi domando, forse stupidamente:  perché non è lo Stato, perché non sono i gestori dei beni demaniali ad investire nel riadattamento delle strutture e gestire col sistema privatistico tale “bendiddio pubblico”? Basterebbe, inizialmente, far pagare un congruo affitto di mercato proporzionalmente all’usufrutto ricavabile, come farebbe un privato per un altro privato.

La mia paura, la nostra paura di cittadini, è quella di svendere per sempre ciò che è di tutti noi a qualche casta economico-finanziaria o cosca imprenditrice che porti, poi, i soldi alle Cayman… alla faccia dell’innesco dell’economia e del lavoro. Suggerimento: il Governo ricordi Mattei che doveva svendere l’Agip post-fascista  ed invece con l’ENI si  rese concorrenziale alle famigerate “sette sorelle”! Il Governo crei un dipartimento interministeriale che abbia il compito di far fruttificare ciò che c’è, intelligentemente. Esempio: a Firenze l’Istituto Geografico Militare ha un immenso valore scientifico in campo internazionale. Basterebbe pagare lo straordinario al personale alla domenica per poterlo far visitare a “pagamento” come qualsiasi museo privato…, per non parlare delle foresterie militari storiche (in condizioni precarie) che stanno chiudendo per scarsezza di operatività e di mille altre strutture efficienti, ma intoccabili. Incominciamo da quelle…

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