Famiglia, lavoro e disciplina. Sono questi i tre pilastri indicati da Roberto Vannacci per affrontare il tema del disagio giovanile e della crescente violenza tra i minori.
Intervistato a Radio Rtr99, il leader di Futuro Nazionale ha delineato una strategia che punta prima di tutto sulla prevenzione: «La violenza giovanile è il risultato di un sistema che non funziona», ha spiegato, sottolineando la necessità di un approccio “olistico” che non si limiti alle sole misure repressive.
“Genitori più responsabili”
Al centro della proposta c’è il ruolo della famiglia. Secondo Vannacci, padri e madri devono tornare a essere i principali punti di riferimento educativi, assumendosi anche una responsabilità più diretta.
«I genitori devono ricominciare a fare i genitori – ha affermato – senza delegare completamente ad altri. Il lavoro non può essere una scusante».
Tra le ipotesi, anche quella di una maggiore responsabilità, fino a quella penale, per le azioni dei figli, un tema destinato ad aprire un ampio dibattito.
Lavoro e giovani: proposta dai 14 anni
Un altro punto riguarda il rapporto tra giovani e lavoro. Vannacci propone di consentire, su base volontaria, esperienze lavorative già dai 14 anni durante il periodo estivo, senza interferire con il percorso scolastico.
L’obiettivo, secondo il generale, è quello di avvicinare i ragazzi al senso di responsabilità e alla realtà produttiva.
Il ritorno di collegi e riformatori
Sul fronte delle misure più dure, Vannacci ha evocato il ritorno di collegi e riformatori, strutture abolite nel 1988 e sostituite dagli istituti penali per i minorenni.
«Un tempo erano strumenti anche deterrenti – ha osservato – oggi mancano strutture rieducative per situazioni particolarmente difficili».
Una posizione che richiama modelli del passato e che potrebbe suscitare polemiche, soprattutto sul piano educativo e sociale.
La provocazione del “telefono bianco”
Tra le proposte anche una provocazione: l’istituzione di un “telefono bianco”, un servizio dedicato a genitori e insegnanti in difficoltà nella gestione di situazioni complesse legate ai minori.
Un’idea che, nelle intenzioni, dovrebbe offrire un punto di riferimento per segnalare casi critici e ricevere supporto.
Un tema al centro del dibattito
Le dichiarazioni di Vannacci riaccendono il confronto su un tema sempre più centrale: come affrontare il disagio giovanile tra prevenzione, educazione e sicurezza.
Un equilibrio delicato, che chiama in causa famiglie, scuola e istituzioni, in un contesto sociale in continua evoluzione.































