Si sta trattando in Parlamento il tanto discusso (e contestato) ddl Cirinnà, la legge che legalizzerà le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ora, pongo questa domanda: qual è il problema di questo provvedimento? Spieghiamo meglio la situazione. Se si fosse fatta una legge per dare alcuni diritti a tutte le coppie di fatto (omo o eterosessuali che fossero) nessuno avrebbe avuto niente da dire. Per esempio, si sarebbe potuta fare una legge che avrebbe permesso ad uno dei due conviventi di ereditare dall’altro, in caso di morte di quest’ultimo, o di assisterlo, per esempio, in caso di malattia. Nessuno avrebbe avuto nulla da dire.
Il vero problema è che il ddl Cirinnà, se entrasse in vigore, sarebbe di fatto l’istituzione del matrimonio omosessuale, pur senza usare il termine "matrimonio". La prova sta nel fatto che con il ddl Cirinnà, sempre se questo entrasse in vigore, le coppie di fatto eterosessuali non avrebbero il diritto di ricevere la pensione di reversibilità (la pensione che uno dei due coniugi percepisce in caso di morte dell’altro), cosa che le coppie omosessuali percepirebbero.
Inoltre, con il ddl Cirinnà sarebbe permessa la "stepchild adoption", ossia l’adozione da parte di uno dei due conviventi del figlio dell’altro convivente. Questo aprirebbe la strada al business degli uteri in affitto e delle banche del seme. E sarebbe inaccettabile.
Il business degli uteri in affitto (che già è permesso in vari Paesi) è un business fatto sulla pelle di donne povere che si trovano a portare in grembo un figlio che non sarà mai loro per un po’ di soldi, anche a rischio della propria salute.
Forse, prima di dire che chi non vuole il ddl Cirinnà è omofobo, certa gente farebbe bene a riflettere.
































Discussione su questo articolo