Duro colpo della procura di Roma che oggi ha di fatto ‘congelato’ il patrimonio di ‘Lady Asl’, all’anagrafe Anna Iannuzzi, l’imprenditrice della sanita’ privata condannata nel 2009 a 6 anni di reclusione per un giro milionario di tangenti che procuro’ un buco di 80 milioni di euro alla Regione Lazio.
Alla donna e a suo marito, Andrea Cappelli, sono stati sequestrati preventivamente, in attesa della confisca una volta confermato il sequestro, conti e case per un valore di 19 milioni di euro. Il provvedimento e’ stato adottato applicando la norma, introdotta nel 2008, che estende ad altre tipologie di soggetti, oltre alla galassia mafiosa, l’aggressione ai patrimoni accumulati sistematicamente in modo illecito. Proprio come avvenne, qualche giorno fa, per l’ex presidente del consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci, al quale sono stati sequestrati beni per circa 13 milioni di euro. E la procura di Roma nel decreto di sequestro, ritenendo i due coniugi ‘socialmente pericolosi’ poiche’ ‘stabilmente dediti ad attivita’ delittuose sin dal 1997′ ha rilevato ‘una netta sproporzione tra il patrimonio da loro accumulato negli ultimi anni e il reddito dichiarato al Fisco’. E sulla base di cio’ si e’ potuto passare alla fase sequestro.
Solo cinque giorni fa, al termine di un processo durato 5 anni, il Tribunale di Roma ha condannato con pene che vanno da 3 anni ad 1 anno e 8 mesi quattro delle persone coinvolte nell’inchiesta nata dalle rivelazioni della Iannuzzi. A novembre dello scorso anno, invece, era stata la volta di quattro ex dirigenti delle Asl locali, anche loro travolti dallo scandalo delle mazzette.
Con le sue dichiarazioni, ‘Lady Asl’, come venne soprannominata la Iannuzzi dalla stampa nazionale, rivelo’ un giro di tangenti durato 9 anni che coinvolgeva dirigenti sanitari, funzionari e politici regionali. Durante l’inchiesta, condotta tra gli altri dall’allora pm e ora procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, confesso’ di aver distribuito le mazzette per ottenere in cambio accreditamenti e convenzioni a favore delle proprie strutture. Ma non solo.
Quei soldi servivano anche per incassare compensi non dovuti dopo emissione di mandati di pagamento fasulli o per ottenere fondi dell’Unione Europea per effettuare corsi di formazione poi mai tenuti. Finirono nell’inchiesta anche due ex assessori: quello ai Trasporti, Giulio Gargano (patteggio’ una pena di 4 anni e 4 mesi) e quello alla Formazione, Giorgio Simeoni, rinviato a giudizio.
Lady Asl fu condannata in primo grado ad 8 anni di reclusione, ridotti poi a 6 in appello. Il 29 marzo scorso, la Iannuzzi e’ finita di nuovo in carcere con l’accusa di aver falsificato alcuni documenti durante il processo di appello. La donna accuso’ anche il suo legale di aver falsificato la sua firma. Calunnie che le costarono l’ennesima condanna, a gennaio dello scorso anno, ad un anno di reclusione.
































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