Schifani (Fi): “Se si tornasse al voto a breve lo si farebbe senza la riduzione dei seggi”

“Non si può negare che il rinvio del taglio dei parlamentari possa stimolare un'ipotesi di ritorno alle urne ad aprile, mantenendo la stessa legge elettorale”

Renato Schifani, senatore di Forza Italia, è intervenuto su Radio Cusano Campus. Raggiunto il quorum per il referendum sul taglio dei parlamentari. “Con questa richiesta vogliamo spiegare agli italiani che non si risolvono i problemi soltanto tagliando il numero dei parlamentari – ha affermato Schifani -. Abbiamo detto in Senato che ci astenevamo dal voto di questa proposta perché occorreva avvicinare a questa ipotesi la soluzione di altri problemi come il sistema bicamerale, una forma di governo che consenta agli italiani di esprimere direttamente il loro esecutivo. Il parlamento deve andare oltre le proposte demagogiche”.

“Non c’è dubbio che il ricorso al referendum prolunga i tempi di entrata in vigore della riforma costituzionale, quindi se si tornasse al voto a breve lo si farebbe senza la riduzione dei seggi. Si innestano su queste ipotesi varie dietrologie e riflessioni, ma nessuno di noi può negare che questo prolungamento del numero attuale dei parlamentari possa stimolare un’ipotesi di ritorno alle urne in aprile mantenendo anche la stessa legge elettorale. Per quanto mi riguarda sgombero ogni dubbio su qualunque dietrologia, perché io ho sempre sostenuto dalla mia posizione fin dall’inizio. Questa come tante altre del M5S è una proposta demagogica. Non sono mai andati al cuore della soluzione dei problemi. Non hanno il coraggio e la maturità politica per affrontare seriamente le questioni dal punto di vista costituzionale. Sicuramente la nostra iniziativa determina un alone di sfiducia nei confronti del lavoro dei parlamentari da parte dell’opinione pubblica, però noi abbiamo deciso comunque di andare avanti”.

Casellati attaccata per non aver ammesso l’emendamento sulla cannabis light nella manovra: “Casellati ha fatto benissimo, anche perché si è rifatta a precedenti sentenze della Corte Costituzionale, che ha più volte invitato il Parlamento a non infarcire i decreti legge di emendamenti che non hanno nulla a che vedere con l’oggetto del decreto. La manovra è assimilabile al decreto legge perché entro l’anno deve essere approvata. Mi auguro che questo sia l’inizio di un nuovo percorso perché occorrerebbe una maggiore razionalizzazione”.