SCANDALOSO! | Reddito di cittadinanza a Pietro Maso, l’uomo che uccise i genitori a colpi di spranga

Pietro Maso ha scontato la sua pena in carcere, dove è stato 22 anni, ed è libero dal 2015. Negli ultimi anni la cronaca si è occupata nuovamente di lui…

Reddito di cittadinanza a Pietro Maso. L’uomo che uccise i genitori a colpi di spranga nel 1991, a Montecchia di Crosara (Verona), periodicamente torna alla ribalta della cronaca e continua a far parlare di sé.

Ha ricevuto il sussidio riservato a chi guadagna meno di 9.360 euro l’anno. La notizia risale ad un comunicato Ansa di ieri ed è uscita in data odierna sul settimanale Oggi.

Secondo quanto spiega la rivista, la lista con il nominativo di Maso è della fine del 2019. Dopo le opportune verifiche, il sussidio potrebbe essere stato sospeso.

Anche secondo il parere del suo legale, se fosse stato concesso, dovrebbe essere stato non erogato nei mesi scorsi. Infatti, anche a causa della gravità del reato, l’uomo è interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

Pietro Maso ha scontato la sua pena in carcere, dove è stato 22 anni, ed è libero dal 2015. Negli ultimi anni la cronaca si è occupata nuovamente di lui. Nel 2016 Papa Francesco ha telefonato a Maso, a seguito di una sua lettera ricevuta e scritta di suo pugno in cui si scusava per quello che aveva fatto e pregava per la pace.

Anche il mondo della docu-fiction si occupa di lui. Nell’ottobre del 2019 va in onda n televisione, su canale 9, “Io ho ucciso”. Si tratta di un documentario in cui l’uomo ripercorre tutta la sua drammatica storia. Il programma fa boom di ascolti, viene seguito da circa 500.000 persone. Tanto che, a maggio del 2020 viene riproposto in extended version.

Nell’ottobre del 2019 pare che un’ex professoressa in pensione di 96 anni, forse perché commossa dalla sua redenzione, prima di morire gli avrebbe lasciato un patrimonio stimato approssimativamente in 850.000 euro. Anche il mondo dell’editoria lo rende protagonista nel libro autobiografico “Il male ero io”, edito nel 2013 insieme alla giornalista Raffaella Regoli. Una sorta di libro-confessione, che parla della drammatica notte, degli anni in carcere e del suo pentimento.