Roma, la partita politica per il Campidoglio. Nodo primarie per il Pd

C’e’ l’anno zero del Pd romano e l’intricato rebus del centrodestra, c’e’ l’incognita Marchini con la sua Lista civica e la prima, vera sfida ‘governativa’ del M5S: con la fine dell’era Marino parte la lunga corsa al Campidoglio. Una corsa che coincidera’ con il voto nella altre grandi citta’ italiane e che sara’ (con l’aggiunta del successivo referendum sulle riforme costituzionali) un banco di prova cruciale per il Pd di Matteo Renzi.

E’ proprio il Pd, con le sue alleanze e i suoi dissidi interni ad essere il vero fulcro della grande partita delle amministrative, a cominciare da quella capitolina. La ‘fine’ di Marino, infatti, ha creato una nuova spaccatura tra la maggioranza renziana e una sinistra Pd sempre piu’ in trincea.

"Chiedo che si faccia una discussione seria. Non vorrei ritrovarmi in una situazione da partito della nazione senza averne discusso", evidenzia il bersaniano Nico Stumpo. Mentre l’ex capogruppo Roberto Speranza invita Renzi a incontrare Marino e a evitare che l’ex sindaco si ricandidi fuori dal Pd. Speranza avverte che, su Roma come sulle altre citta’, "le primarie sono inevitabili". Anche perche’ "calare un nome dall’alto significherebbe perdere", sottolinea commentando le interviste con cui i due vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini si mostrano perlomeno prudenti sull’opzione primarie (la Serracchiani sottolinea infatti: "Ci vuole la sensibilita’ di capire che in alcuni casi non sono obbligatorie, quando ci sono candidati condivisi").

Ma con la commissione Pd sullo Statuto che ancora deve finire il suo lavoro, il nodo primarie sara’ certamente sul tavolo dell’assemblea di gennaio con ancora ferma l’ipotesi di un restringimento della platea o con un albo ad hoc. Per Roma, invece, piano dei vertici Pd e’ innanzitutto quello di sfruttare i primi 3-4 mesi di Giubileo per rimboccarsi le maniche e, con la squadra di Tronca, lavorare sulla citta’ e sulle sue inefficienze. Poi, nei primi mesi del 2016 e con un Pd romano forse rigenerato, si mettera’ a mano all’impianto dei possibili candidati. Anche perche’, spiega ad esempio Walter Verini, nella capitale "bisogna avere l’umilta’ di ricostruire dalle fondamenta, non bisogna pensare oggi alle candidature".

Prematuro, quindi parlare di Fabrizio Barca o dei nomi di ministri che girano in queste ore, da Paolo Gentiloni a Marianna Madia. Piu’ concreta, invece, la discesa in campo di Alfio Marchini che, nonostante l’endorsement di Silvio Berlusconi, ribadisce di voler correre con un suo simbolo, con un progetto "fuori dai partiti", laddove Matteo Salvini non si sbilancia, ribadendo che Giorgia Meloni resta "un ottimo candidato" e avvertendo che su Roma, l’ultima cosa che deve fare il centrodestra "e’ litigare".

Un punto di caduta nel centrodestra, ancora non c’e’, mentre per Ncd si avvicina il grande bivio tra un’alleanza strutturale con il Pd e una posizione piu’ vicina all’opposizione. Fabrizio Cicchitto osserva come a Roma non si possa parlare piu’ di centrodestra e centrosinistra: "L’unica via d’uscita e’ una grande lista civica" anti-M5S afferma Cicchitto. Anche i grillini si preparano alla loro grande sfida. Ma il candidato, sottolinea Paola Taverna, non sara’ in nessun caso Alessandro Di Battista: sara’ invece "scelto dalla Rete"