Riforme, Renzi le illustra a Napolitano insieme al Def

Le riforme costituzionali e il Def, sono questi i principali argomenti del colloquio di oggi al Quirinale tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un incontro in cui il presidente del Consiglio ha illustrato il cammino parlamentare che hanno davanti a sé le riforme della Costituzione (Senato e Titolo V) ma anche gli interventi e le coperture per le annunciate misure di rilancio dell’economia che saranno contenute del Documento di economia e finanza che dovrebbe essere presentato dal governo martedì prossimo 8 aprile. Così ha annunciato il premier, spiegando che la mossa successiva sarà un decreto legge a metà aprile col quale definire le modalità con cui saranno messi in busta paga a 10 milioni di italiani gli 80 euro al mese annunciati.

Renzi ha più volte garantito che le coperture per il taglio dell’Irpef arriveranno da tagli di spesa strutturali e comunque saranno rispettati i vincoli europei. Dopo il provvedimento sulle Province e l’avvio dell’esame delle riforme costituzionali in Senato il fuoco di fila dei dubbiosi e dei critici si è fatto sempre più intenso e oggi a difendere con forza l’iniziativa del governo ci ha pensato ancora una volta il ministro per le Riforme e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi: "Io temo una cosa sola – dice Boschi – e cioè che in questi trent’anni, le continue prese di posizione dei professori abbiano bloccato un processo di riforma che oggi invece non è più rinviabile per il nostro Paese".

Il ministro fa riferimento in modo particolare all’appello diffuso da Giustizia e Libertà contro l’abolizione di Palazzo Madama e la revisione del Titolo V, sottoscritto da giuristi e costituzionalisti come Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. "Certo, ci possono essere posizioni diverse che sono legittime – sottolinea Boschi – in particolare trovo legittimo che Rodotà abbia profondamente cambiato idea, perché ricordo che nell’85 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato. Ma dico che ci sono altrettanti costituzionalisti validi che invece sostengono il nostro progetto".

A non sostenerlo, per ora, sono i 22 senatori del Pd che hanno presentato un disegno di legge che prevede un Senato ancora eletto dai cittadini e con competenze più ampie rispetto a quelle previste dalla riforma pensata dal governo. Oggi Vannino Chiti, primo firmatario di questo ddl costituzionale, risponde al premier e lo sfida al confronto sul merito delle proposte. "Il presidente del Consiglio Renzi ieri sera ha detto che il Ddl costituzionale che abbiamo presentato in Senato è ‘interessantissimo’", sottolinea il senatore Pd, "ma Renzi ha anche aggiunto che la proposta non ha nessuna possibilità di passare". "Perché?", si chiede Chiti, "perché non tentare, con determinazione e coraggio di lavorare tutti insieme per una riforma che renda le istituzioni più efficienti, più vicine ai cittadini e la politica più sobria, equiparando da subito le indennità dei parlamentari a quella del sindaco di Roma?".

Più che una sfida, un avvertimento con toni molto poco rassicuranti arriva invece dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, che attacca: "Sulle riforme noi manteniamo gli impegni, è Renzi che non li mantiene". E a sostegno della sua tesi fa alcuni esempi: "La riforma elettorale? E’ stata approvata, con modifiche rispetto agli accordi originali, alla Camera il 12 marzo. Da tre settimane è bloccata, insabbiata al Senato, non è stata neanche assegnata alla Commissione Affari Costituzionali, e se tutto andrà come dichiarato dalla Boschi rimarrà insabbiata ancora alcuni mesi". La riforma del Senato? "Un testo non esiste ancora – incalza Brunetta – e quella riforma non è stata ancora trasmessa al Senato. E’ stata oggetto di critiche feroci da destra e sinistra, si presenta come un colabrodo scritto con i piedi, il risultato è che quella riforma non esiste". Insomma, "Renzi non sta mantenendo gli impegni" e "quando un contraente, un partner di un contratto, non mantiene gli impegni certo che non ci fidiamo più". Ma l’accordo Pd-FI sulle riforme ancora regge, anche se Brunetta butta la palla nel campo avversario: "Dipende da lui", da premier, "noi siamo seri e leali. Però a tutto c’è un limite".