Manca ancora qualche giorno al referendum sulla giustizia, ma gli italiani all’estero stanno già votando. Almeno, in teoria. Sì, perchè da oltre confine – come ad ogni tornata elettorale – giungono notizie di plichi elettorali mai ricevuti o spediti a indirizzi sbagliati.
E’ la solita storia, insomma: il meccanismo elettorale con cui votano gli italiani all’estero continua a fare acqua da tutte le parti.
Segnalazioni sono giunte dalla Repubblica Dominicana, da Panama, senza parlare dei Paesi del Sud America: Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay. Ma anche Stati Uniti e Canada, fino all’Australia. C’è sempre qualcosa che non va, con questo benedetto voto all’estero non fila mai tutto liscio.
Sui social, poi, non sono pochi i connazionali che denunciano di non avere mai ricevuto le schede elettorali, pur avendone diritto.
In Costa Rica, in particolare, cresce la preoccupazione nella comunità italiana per i ritardi nella consegna dei plichi elettorali destinati al voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero.
Secondo numerose segnalazioni arrivate negli ultimi giorni da cittadini iscritti all’AIRE, una quota significativa di elettori non avrebbe ancora ricevuto il materiale necessario per poter votare.
Le stime che circolano tra i rappresentanti della comunità parlano di circa il 60% degli elettori ancora senza plico elettorale, una percentuale che sta alimentando forte preoccupazione.
Nei gruppi e nei canali di comunicazione della comunità italiana presenti nel Paese centroamericano, frequentati da centinaia di connazionali, continuano infatti ad arrivare testimonianze di disservizi nella distribuzione della posta elettorale.
Molti cittadini segnalano di non aver ricevuto alcun plico, mentre altri raccontano situazioni ancora più anomale: buste recapitate con il nome di altri elettori oppure consegne errate che non permettono comunque di esercitare il proprio diritto di voto.
Una situazione che, secondo diversi membri della comunità, solleva dubbi sull’efficienza del sistema di voto per corrispondenza, lo strumento attraverso cui milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali partecipano alle consultazioni elettorali e referendarie.
Il voto degli italiani all’estero rappresenta infatti un diritto democratico fondamentale, che deve essere garantito in modo efficace e trasparente. Proprio per questo motivo, quanto sta accadendo in Costa Rica sta alimentando il dibattito sulla necessità di migliorare i meccanismi di spedizione e distribuzione dei plichi elettorali. Un dibattito, quello sul meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo, che in realtà va avanti da vent’anni: tutti i partiti – a parole – sono d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di una riforma, nessuno di loro però finora ha fatto nulla. E intanto il tempo passa e ogni volta si vota con lo stesso meccanismo di sempre.
C’è poi la denuncia pubblica di Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nella commissione Affari costituzionali della Camera, che riguarda la circoscrizione consolare di Barcellona, in Spagna: “Secondo notizie di stampa – dichiara l’onorevole – alcuni connazionali iscritti all’Aire e residenti nel distretto consolare di Barcellona avrebbero ricevuto indicazioni di voto favorevoli alla riforma costituzionale dopo aver chiesto pratiche amministrative come il rinnovo dei documenti di identità.
Se fosse vero saremmo al famigerato ‘metodo Lauro’, al posto della scarpa la promessa di un documento. Si tratta di notizie estremamente gravi che meritano immediati chiarimenti da parte del Governo”.
Zaratti ha annunciato una interrogazione ai ministri degli Esteri e dell’Interno: “Se questi fatti fossero confermati – sottolinea -, saremmo di fronte a un utilizzo improprio e inaccettabile di canali istituzionali per finalità di propaganda politica. Le istituzioni e la rete consolare devono restare luoghi di servizio e neutralità assoluta. Gli italiani all’estero hanno diritto a ricevere assistenza amministrativa senza essere coinvolti in campagne di parte. La correttezza delle procedure e la separazione tra attività istituzionale e propaganda politica sono principi fondamentali della nostra democrazia”, conclude. Staremo a vedere.
Certo è che, anche alla luce delle criticità segnalate in occasione di questo referendum, è più che mai necessario mettere in sicurezza una volta per tutte il voto estero, per evitare che in futuro possano ripetersi disservizi capaci di limitare la partecipazione democratica degli italiani residenti oltre confine.































