REFERENDUM: PER IL SÌ BISOGNA DARSI DA FARE.
Tutti i sondaggi lo confermano: per vincere il SÌ bisogna mobilitarsi di più, visto che la sinistra e tutti i media collegati riescono a monopolizzare il messaggio comunicativo e i fatti iraniani hanno distolto l’attenzione degli elettori dal voto del 22-23 marzo.
STIAMO AL CONCRETO, EVITIAMO GLI SLOGAN O LE ACCUSE RECIPROCHE DI “LESA DEMOCRAZIA” e pur non essendo un giurista, alcuni spunti che sottolineo a chi ha dei dubbi.
- È un SÌ al Parlamento perché con il referendum si conferma una legge già approvata PER QUATTRO VOLTE CONSEGUTIVE dopo lunghe discussioni, in doppia lettura: se ogni volta che si propone una riforma in Italia la si boccia non ci si può poi lamentare che non cambia mai niente.
- È un SÌ a una legge costituzionale che il presidente Mattarella ha promulgato senza rinvio alle Camere e che quindi non contiene evidentemente principi contrari allo spirito delle norme costituzionali, ma solo alcune necessarie correzioni.
- Molti magistrati sono per il SÌ (come l’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, che addirittura è stato anche un deputato PD), ma non lo dicono perché verrebbero schiacciati dai colleghi politicizzati.
- Pochi media lo ammettono, ma oltre ai Radicali e ad “Azione” di Calenda molti esponenti del PD e della sinistra voteranno comunque per il SÌ: da Enzo Bianco a Marco Minniti, da Cesare Salvi a Umberto Ranieri, da Nicola Latorre a Chicco Testa. Persone che hanno capito che non si deve votare “pro” o “contro” la Meloni ma andare nel merito delle cose.
- Nessuno vuole condizionare i magistrati o assoggettarli alla politica (come peraltro è successo fino a oggi e non lo si può negare) e con il SÌ saranno più responsabilizzati.
I numeri fotografano la realtà, non le chiacchiere. Nel 2024 ci sono state 1.587 segnalazioni per casi in cui i magistrati non avrebbero fatto il loro dovere (8.710 nell’ultimo quinquennio). Ebbene, il 96% dei ricorsi è stato ritenuto inammissibile o infondato e quindi le pratiche archiviate. Da chi? Dagli stessi magistrati, quelli della Procura generale della Cassazione. Perché? Non si sa: neppure chi ha presentato un esposto ha la possibilità di sapere le motivazioni delle archiviazioni o della loro inammissibilità né può quindi controbattere o ricorrere, alla faccia della trasparenza e della democrazia.
Andiamo avanti: quel misero 4% dei casi “superstiti” arriva al CSM, quel Consiglio Superiore della Magistratura che la riforma vuole appunto cambiare e i sostenitori del NO vogliono mantenere tale e quale. Su oltre 5.000 esposti dell’ultimo triennio il CSM ha emesso solo 199 sentenze e di queste solo 82 sono state di condanna (su 5.000 esposti!!), 94 di assoluzione (quasi mai appellate, anche se ad accusare era proprio la stessa Procura della Cassazione!) e 23 sentenze di non doversi procedere. Ma delle 82 condanne nel triennio quasi nessuna ha avuto un effetto concreto: per esempio dal 2018 al 2024 sugli 8.710 procedimenti iniziati solo 9 (NOVE!!!) magistrati sono stati sanzionati, in media UNO all’anno!!
- Il SÌ blocca la corruzione delle “correnti”, che sono il cancro della magistratura: oggi per far carriera devi essere politicamente schierato e questo non è giusto. Con il SÌ ci sarà un po’ meno politica nella magistratura e non viceversa!
- La magistratura ha avuto decenni per riformarsi ma NON HA MAI VOLUTO FARLO, dimostrando di essere una “casta” autoreferenziale. La riforma rompe questo meccanismo, è giusta e va approvata.































