Il voto degli italiani all’estero è una componente significativa delle consultazioni nazionali: per il referendum sulla giustizia del 2026 saranno chiamati alle urne oltre sei milioni di elettori iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), un bacino elettorale rilevante per il risultato complessivo.
Attualmente gli elettori AIRE votano per corrispondenza: il plico elettorale viene spedito automaticamente all’indirizzo di residenza all’estero e contiene le schede da compilare e rispedire al consolato competente.
Il voto per corrispondenza è una forma di tutela del diritto di voto per chi vive all’estero, ma presenta criticità, soprattutto perché il plico arriva senza conferma che l’indirizzo sia aggiornato o che chi riceve la scheda sia effettivamente l’elettore legittimo.
Negli ultimi anni sono emersi casi di schede inviate a indirizzi non corretti o votazioni potenzialmente manipolate, con preoccupazioni su possibili brogli o intercettazioni di plichi elettorali.
Rischi e critiche al sistema attuale
Tra i principali problemi segnalati ci sono schede inviate a indirizzi vecchi o non più validi, perché l’elettore non ha aggiornato l’AIRE; plichi che possono essere ricevuti da terzi estranei all’elettore; casi documentati in passato di schede multiple o votazioni dubbie. Per non parlare di schede elettorali fotocopiate, platealmente falsificate o più banalmente rubate.
Queste criticità alimentano il dibattito politico, soprattutto quando si tratta di referendum con risultati potenzialmente incerti e contesi, come quello sulla giustizia.
Le proposte per aumentare sicurezza e trasparenza
Per rispondere a questi problemi, il centrodestra ha avanzato diverse proposte. Una è quella di superare il voto per corrispondenza e far votare fisicamente gli elettori all’estero presso ambasciate e consolati, come avviene per le elezioni europee. Questa ipotesi è però criticata dal ministero degli Esteri per difficoltà organizzative e logistiche, soprattutto vista la breve distanza dalla data del referendum.
Un’altra proposta, sostenuta in particolare da Forza Italia ma anche dal MAIE di Ricardo Merlo, è l’introduzione della cosiddetta “opzione inversa”: l’elettore AIRE dovrebbe esprimere attivamente la volontà di ricevere la scheda elettorale per posta. Solo chi richiede esplicitamente il plico riceverebbe il materiale per votare, aumentando così la certezza che la scheda arrivi al destinatario effettivo. Questa soluzione può anche ridurre i costi operativi, perché i plichi verrebbero inviati solo a chi intende esercitare il diritto di voto.
Perché è importante tutelare il voto degli italiani all’estero
Garantire un sistema di voto trasparente, sicuro e affidabile è fondamentale non solo per l’integrità dei risultati elettorali, ma anche per tutelare il diritto di voto degli italiani residenti all’estero, molti dei quali mantengono forti legami con l’Italia pur vivendo oltre confine. Un sistema percepito come insicuro o inefficiente può erodere la fiducia degli elettori e la partecipazione democratica.































