E’ la seconda volta che Stefano Rodota’ vede sfumare la sua elezione ad una carica dello Stato perche’ gli viene preferito Giorgio Napolitano. Nel maggio 1992 il giurista aspirava a diventare Presidente della Camera ma sullo scranno fini’ l’attuale Capo dello Stato; fatto che porto’ alle dimissioni di polemiche dello stesso Rodota’ dal vice presidente nonche’ da presidente della Camera.
Il 25 maggio del 1992 il presidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro fu eletto al Quirinale, e la sua proclamazione fu effettuata proprio da Rodota’, allora vice presidente vicario. Si apri’ quindi la corsa alla sostituzione di Scalfaro e il giurista calabrese, che era anche presidente del Consiglio nazionale del Pds, fu indicato come candidato dalla Rete, dai Verdi e dai Radicali. Il suo partito gli preferiva pero’ Giorgio Napolitano. Il 27 maggio, in una intervista, Rodota’ annuncio’ che nel caso in cui il Pds avrebbe fatto eleggere un altro esponente del partito lui non si sarebbe dimesso da vice presidente, cosi’ da permettere che nell’ufficio di presidenza fosse eletto un esponente della Dc, in onore del principio dell’equilibrio della rappresentanza di tutti i partiti.
Intervista giudicata ‘intempestiva’ dal capogruppo massimo D’Alema. Un lungo colloqui con D’Alema non spense le tensioni tra i due, come risultano dalle dichiarazioni di Rodota’ che confermarono la volota’ di rimanere al suo posto. Dopo un braccio di ferro con il segretario Achille Occhetto ottenne la candidatura da parte del Pds, ma l’1 giugno non fu eletto per l’ostilita’ del Psi, senza ottenere nemmeno tutti i voti dei deputati del Pds nei primi quattro scrutini.
Dopo una polemica riunione del gruppo Stefano Rodota’ si dimise da vicepresidente della Camera e anche dalla presidenza del Partito, che lancio’ la candidatura di Giorgio Napolitano che, al quinto scrutinio fu eletto Presidente della Camera con 360 voti. Allora al giurista cosentino arrivarono 61 voti.
































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