Picco di richieste per la pasta italiana tra febbraio e marzo

L’Unione Italiana Food: “Ci siamo ritrovati costretti ad agire in emergenza e con rapidità, garantendo la sicurezza dei lavoratori. Lo abbiamo fatto senza mancanze, ma abbiamo trascorso tre mesi difficili"

Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Unione Italiana Food, la più grande associazione in Europa di produttori di beni alimentari, spiega a Il Resto del Carlino come la filiera ha risposto alla crisi derivante dalla pandemia, una filiera costituita da oltre cento aziende produttrici, un numero di addetti che supera quota 10mila, 3,5 milioni di tonnellate di prodotto realizzate all’ anno per un valore che supera i 5 miliardi di euro.

La pasta, simbolo dell’italianità, distribuisce all’estero oltre la metà della produzione.

“La filiera – dice Felicetti – è stata messa sotto stress, soprattutto nei giorni più difficili dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Ma ha reagito al meglio e la pasta non è mai mancata”.

“Il 2020 – continua Felicetti – sarà un anno in cui inevitabilmente sarà forte l’impatto dell’emergenza sanitaria ed economica derivata dal Coronavirus. C’è stato un picco di richieste al quale abbiamo risposto, soprattutto tra febbraio e marzo. Mentre gli scaffali si svuotavano in Italia e all’estero, gli ordini si moltiplicavano. Ci siamo ritrovati costretti ad agire in emergenza e con rapidità, garantendo la sicurezza dei lavoratori. Lo abbiamo fatto senza mancanze, ma abbiamo trascorso tre mesi difficili”.