PARLA L’ESPERTO | “Gli immigrati portano in Italia tubercolosi e AIDS”

Tubercolosi, parla l'esperto: "Non si può negare che in molti paesi da cui provengono gli immigrati la diffusione dell'infezione da tubercolosi sia maggiore rispetto a quella dei cittadini italiani. Condivido il concetto di povertà espresso da Salvini. E' un dato scontato e risaputo da tempo che gli strati meno avvantaggiati della popolazione hanno più probabilità di essere portatori di questa infezione"

Riguardo le parole del Ministro Salvini sui migranti portatori di Tubercolosi il Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT- Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, è intervenuto questa mattina nel corso del programma “Genetica Oggi” condotto da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus.

“Condivido molto il concetto di povertà (espresso da Salvini, ndr) che può essere esteso non solo agli immigrati ma anche a tutte le persone che vivono nel nostro paese, oltre che anche ad altre patologie oltre che alla tubercolosi – ha affermato il Prof. Galli -. E’ un dato scontato e risaputo da tempo che gli strati meno avvantaggiati della popolazione, anche italiana, hanno più probabilità di essere portatori di questa infezione rispetto a chi ha una condizione diversa.”

“C’è da dire che io stesso, da medico e figlio di medici, mi porto una tubercolosi latente contratta, come tanti, probabilmente da bambino. Una cosa che andrebbe spiegata è che molte persone come me, soprattutto della mia generazione che ha superato i 65 anni, quando contraggono un’infezione tubercolare se la tengono per tutta la vita. Anche una terapia validissima contro una malattia tubercolare che si esprime come malattia, ecco anche una terapia che ti guarisce, è una terapia che costringe il micobatterio a nascondersi in alcune cellule ma nessuna terapia ti toglie il batterio.”

“Non possiamo negare, sarebbe un dato non scientifico, in molti paesi da cui provengono gli immigrati la diffusione dell’infezione latente da Tubercolosi è, a parità di età, maggiore rispetto a quella dei cittadini italiani, è quindi verosimile che molte persone arrivino con una infezione latente che per le condizioni del viaggio o per aver cambiato clima e situazione abitativa, non certo in senso migliorativo, possano favorire una riattivazione della malattia. Questo lo sappiamo ed è un elemento che merita un’attenzione di tipo clinico nei confronti dei migranti. Altrettanto però il fatto di venire in condizioni non favorevoli con lunghi periodi di deprivazione, magari in qualche hotel della Libia con quelle caratteristiche che tutti conosciamo, può portare queste persone a contrarre la malattia nel paese in cui arrivano. Questo dato non riguarda solo la TBC ma anche altre patologie come l’Hiv. Abbiamo prove di persone immigrate che presentano ceppi del virus chiaramente italiani, che circolano in Italia e non nel loro paese di origine; è una ‘valvola a due vie’.

“La scabbia la prendi in situazioni non igieniche, se ti mettono in un fetido carcere o nella stiva di una nave è abbastanza facile che tu possa beccarti qualsiasi parassita cutaneo che circola da quelle parti. La scabbia c’è sempre stata ed è legata a condizioni di mancato igiene, capita anche all’illustre professionista o al giovani di buona famiglia nel momento in cui si trova in un viaggio all’estero dove l’elemento igienico viene a mancare. Non drammatizzerei sulla scabbia perché non pone problemi clinici particolarmente marcati. Per certi versi sono più fastidiosi i pidocchi”.