‘Ndrangheta: 65 arresti Lamezia, indagato senatore PdL

Una holding criminale con svariati ”rami d’azienda”, truffe, droga, estorsioni, a cui partecipavano anche professionisti come medici, avvocati, periti e con legami con la politica. La cosca Giampa’ di Lamezia Terme, non era solo una consorteria criminale, ma un vero e proprio ”sistema mafioso” in cui trovavano posto non solo gli affiliati conclamati ma anche professionisti insospettabili e che ha insanguinato la citta’ a suon di omicidi e dissanguato l’economia. Un sistema disarticolato dall’inchiesta Perseo della Dda di Catanzaro sfociata stamani in un’operazione della Squadra mobile che ha arrestato 61 persone (altre cinque sono state bloccate dalla guardia di finanza), con l’accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, truffa aggravata dalle modalita’ mafiose e concorso esterno in associazione mafiosa.

La Dda aveva chiesto l’arresto, con l’accusa di voto di scambio aggravata dalle modalita’ mafiose, anche di un senatore, Piero Aiello, del Pdl. Per l’accusa, in occasione delle regionali del 2010, Aiello avrebbe incontrato nello studio dell’avv. Giovanni Scaramuzzino (arrestato stamani) i boss Giuseppe Giampa’ e Saverio Cappello, poi divenuti collaboratori di giustizia, promettendo loro appalti in cambio di voti. Il gip ha rigettato la richiesta sostenendo che non c’e’ la prova delle promesse fatte, ma la vicenda non e’ finita e presto arrivera’ al Tribunale del riesame al quale la Dda ha presentato ricorso contro la decisione del gip. Aiello, nel frattempo, si e’ detto amareggiato, aggiungendo di confidare nella giustizia e di essere pronto a ogni chiarimento. Chi invece e’ stato arrestato e’ Gianpaolo Bevilacqua, attuale vice presidente della Sacal, la societa’ di gestione dell’aeroporto di Lamezia e capogruppo del Pdl alla Provincia di Catanzaro sino allo scioglimento dell’assemblea deciso in seguito al decreto sull’abolizione delle Province. Oltre che di concorso esterno, il politico e’ accusato anche di un’estorsione. Un episodio definito ”inquietante” dallo stesso gip nell’ordinanza di custodia cautelare. Bevilacqua, infatti, secondo l’accusa, si sarebbe presentato ad un commerciante sotto il giogo dei Giampa’ pretendendo uno sconto del 50%, lo stesso praticato agli affiliati alla cosca come forma di tangente, per l’acquisto di tute da destinare ai detenuti. Un episodio che il procuratore aggiunto della Dda catanzarese Giuseppe Borrelli ha bollato come un misto tra drammatico e folcloristico.

Aveva ben poco di folcloristico, invece, il ”patto scellerato” (cosi’ lo definisce il gip nell’ordinanza) siglato da Bevilacqua con la cosca Giampa’ con la quale il vicepresidente della Sacal aveva una ”stabile, paritetica e assolutamente deprecabile relazione di cointeressenza e solidarieta”’ dovuta ”ai numerosi favori ricevuti per la sua brillante ascesa politica”. I rapporti tra ‘ndrangheta e politica, tuttavia, non sono una novita’ assoluta. Cio’ che ha particolarmente colpito gli inquirenti, tanto da spingere Borrelli ad affermare che ”l’omerta’ non e’ dovuta solo alla paura ma anche a rapporti di cointeressenza”, e’ stato il caso delle truffe alle compagnie assicurative per falsi incidenti stradali in cui sono rimasti coinvolti avvocati, medici (alcuni in servizio all’ospedale) periti, carrozzieri ed un assicuratore. I proventi della truffa servivano alla cosca per finanziare l’acquisto di armi e droga. Ma quello che per gli inquirenti e’ piu’ grave e’ che alle truffe, previo consenso del boss Giampa’, ricorrevano anche semplici cittadini in cerca di un facile guadagno.