Non è piaciuta a tutti, dentro la Chiesa cattolica, l’uscita dell’Osservatore Romano in favore del nuovo impegno politico di Monti e non è affatto piaciuta, soprattutto, la strumentalizzazione che ne è stata fatta sui media italiani. I molti commenti, infatti, lasciano intendere che vi sia una simpatia per Monti talmente evidente, da far schierare tutta la Chiesa con l’attuale leader.
Il primo che deve aver preso paura dell’eccessivo riscontro deve esser stato proprio il grande fautore di questo nuovo avvicinamento politico: il Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, seguito dal cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola ed il cardinale Camillo Ruini, i quali hanno subitamente deciso di arroccarsi in un silenzio (che dice molto), mostrando una volontà a non aggiungere, per il momento, altra carne al fuoco montiano. Caldeggiare ulteriormente ed eccessivamente questa forma di inciucio tra governo ed organizzazioni politico-cattoliche molto attive e vicine al ministro Riccardi, avrebbe potuto dimostrarsi controproducente.
Sicuramente Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, e “unica vox” del nostro grande Papa Ratzinger, consapevole del feeling fra Monti e detto apparato papale non vuole assolutamente schierare la Chiesa politicamente e deve aver riportato e chiarito quale sia la vera impostazione vaticana in tema di politica “estera”.
Persino Comunione Liberazione ha puntualizzato che l’unità del movimento non è una omologazione politica e tanto meno si identifica con uno schieramento partitico, e di seguito sono scaturite, anche, le affermazioni, non certo spontanee, di alcuni alti prelati, i quali, pur condividendo il rigore e la serietà del cattolico Monti, sottolineano la necessità che venga rispettato il principio naturale di laicità in ogni rapporto fra Stato e Chiesa. Una linea, del resto, benedetta anche da monsignor Domenico Sigalini, della Cei e dell’Azione cattolica: «i credenti non si riconoscono in un’unica leadership» e che «non ha senso evocare l’epoca lontana dell’unità politica dei cattolici» (Excusatio non petita, accusatio manifesta.)
Cosicché Bagnasco, da “homo politicus”, commentando il Messaggio per la pace di Benedetto XVI si è limitato a sottolineare che non bisogna dimenticare i temi etici e quei «valori non negoziabili» che rappresentano le caratteristiche essenziali di ogni società matura. Certamente è un messaggio a 360 gradi, per non far apparire dominante la smaccata precedente invocazione a seguire i dettami di Todi e di Rimini.
Una cosa è certa: ultimamente le uscite pubbliche del cardinale Bagnasco hanno dato l’impressione d’essere state calmierate, quasi si fosse voluto artatamente prendere una distanza netta da quelle posizioni che sono state identificate come «strumentalizzazioni» della Chiesa rispetto alle parti politiche, ma qui sorge il dubbio: è stata l’azione del Papa attraverso Bertone a frenare il tutto o Bagnasco si è reso conto che l’Osservatore Romano aveva anticipato “troppo” spudoratamente la posizione degli attivisti cattolici laici-clericali pro una nuova “Democrazia Cristiana”? O è una componente di tutte e due le verità? Ne vedremo delle belle a proposito!
































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