Marattin (Iv): “Incredibile non voler accedere al Mes, ha meno condizionalità del Recovery Fund”

“Parlo spesso con i colleghi del M5S ed è un mio cruccio riuscire a capire quale sia il problema. Molti di loro continuano a negare la realtà e a dire che le condizionalità ci sono, siamo a livelli di rimozione psicologica”

Luigi Marattin

Luigi Marattin, deputato e responsabile economico Italia viva, è intervenuto su Radio Cusano Campus e sul Recovery Fund ha detto: “Finiti i festeggiamenti o le valutazioni su chi vince e chi perde, io vedo diversi grossi rischi. Il primo è far credere agli italiani che la settimana prossima comincino a piovere i miliardi per abbassare le tasse, ecc…, il secondo è che la classe politica non riesca a spendere bene questi soldi. I soldi cominceranno ad arrivare nella seconda metà dell’anno prossimo, ma il piano di spesa deve essere presentato entro la fine di quest’anno. I soldi del Recovery Fund sono sottoposti a rigide condizionalità, come è giusto che sia, per questo è incredibile che non si voglia accedere al Mes. I 36 miliardi del Mes sono liberi da queste condizionalità, c’è solo il vincolo di utilizzarle per spese sanitarie. Chi era spaventato per le condizionalità del Mes, come fa a non essere spaventato per il rigido monitoraggio del Recovery Fund? Chi vuole il Recovery Fund perché non vuole accedere al Mes? Parlo spesso con i colleghi del M5S ed è un mio cruccio riuscire a caprie quale sia il problema. Molti di loro continuano a negare la realtà e a dire che le condizionalità ci sono, siamo a livelli di rimozione psicologica. Quelli più in buona fede sono convinti che ci sia davvero qualche carta nascosta”.

Su Conte. “Gli ho fatto i complimenti, credo sia stato bravo, anche se non credo che le cose siano andate esattamente come sono state raccontate dai media. I media hanno voluto vedere questa trattativa come noi che vogliamo spendere i nostri soldi e l’Europa che dice di no. La verità è che si tratta di risorse europee e che non c’è fiducia nella classe politica italiana, una fiducia non sempre ingiustificata. Ricordo che nel 1983 la classe politica italiana si è riunita in parlamento per decidere che dopo 14 anni di contributi si poteva andare in pensione. Dopo il terremoto dell’Irpinia la classe politica italiana spese miliardi di euro che non finirono ai terremotati, ma alla criminalità organizzata, con tacito consenso della politica. E’ un fatto che la spesa pubblica italiana contenga parecchie inefficienze. Nel momento in cui per la prima volta si vanno ad utilizzare le risorse europee, non credo sia strano che l’UE controlli come vengano spesi”.

Sul piano di spesa. “Non c’è mai stata nella storia della Repubblica una classe politica che doveva inventarsi come spendere 200 miliardi, non credo che questa sia la classe politica più eccelsa nella storia della Repubblica, quindi è molto complicato riuscire in poco tempo a stilare un piano di spesa convincente. I soldi del Recovery Fund devono essere spesi per infrastrutture, giustizia, scuola, università, pa, concorrenza. Il problema è che c’è chi perde dalle riforme strutturali e dalle liberalizzazioni, e va compensato chi ci perde. Ci sono un sacco di settore dove giustamente chi gode di qualche privilegio si arrabbia e non ti fa cambiare le cose, allora utilizziamo questi fondi per oliare questo meccanismo. Indennizziamo in modo intelligente chi perde dalle riforme, rimettendolo in gioco, e cerchiamo di superare questi scogli”.