Mariano Gazzola, coordinatore del MAIE per il Sud America e Vicesegretario generale del CGIE per l’America Latina, è certamente tra le persone più vicine al presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, Ricardo Merlo.
A colloquio con ItaliaChiamaItalia, che lo ha raggiunto telefonicamente nella sua Rosario, in Argentina, fa il punto sul lavoro del MAIE, sulle prossime iniziative politiche e sul ruolo decisivo del voto degli italiani all’estero in vista del referendum.
Mariano Gazzola, come procede il lavoro politico del Movimento?
Il MAIE è fortemente impegnato sul territorio. Per il prossimo anno sono in programma circa 15 congressi tra Nord, Centro e Sud America. Parallelamente, il senatore Mario Borghese sta portando avanti un importante lavoro di organizzazione politica anche in Africa, Asia e Australia, con l’obiettivo di costruire anche in quella parte di mondo una squadra solida e strutturata, capace di incidere concretamente alle prossime elezioni politiche.
Gli ultimi sondaggi in vista del referendum sulla giustizia danno il NO quasi allo stesso livello del SI, quando alcune settimane fa il distacco era assai più evidente. Quanto sarà decisivo, a questo punto, il voto degli italiani all’estero?
Sarà fondamentale. I sondaggi mostrano un equilibrio molto stretto tra le posizioni, per questo il voto degli italiani all’estero può davvero fare la differenza.
Appunto. Qual è la posizione del MAIE sul referendum?
Al momento non è stata ancora presa una decisione definitiva. Su indicazione del presidente Ricardo Merlo, nella terza settimana di febbraio si terrà un’assemblea mondiale del MAIE alla quale parteciperanno tutti i coordinatori continentali, nazionali e di ciascuna circoscrizione estera a livello globale. In quell’occasione, come già avvenuto in altri referendum, discuteremo e decideremo insieme.
All’interno del MAIE ci sono posizioni diverse?
Sicuramente ci saranno alcuni più orientati per il no, altri per il sì ed altri per l’astensione. Ma la nostra cultura politica è chiara: si discute, si dibatte, ma una volta che la maggioranza prende una decisione, tutti la seguono. Questa è una caratteristica del nostro movimento, diversa forse da quella dei partiti tradizionali.
Quali sono state finora le battaglie del MAIE in Parlamento?
Le nostre battaglie in Parlamento sono note. Siamo stati molto critici sulla riforma della cittadinanza e abbiamo votato contro. Così come abbiamo votato contro la proposta di far pagare 2.000 euro annui per l’assistenza sanitaria agli italiani all’estero. Non crediamo che un pensionato all’estero, che ha lavorato e pagato le tasse per tutta la vita in Italia, debba ora pagare per avere accesso al sistema sanitario italiano. A nostro modo di vedere è una ingiustizia e lo abbiamo detto fin da subito.
La decisione sul referendum sarà quindi autonoma?
Assolutamente sì. Come in passato, sarà una decisione presa in piena autonomia e indipendenza, soprattutto in modo democratico. Al momento non è ancora stata assunta.
Avete subito pressioni per orientarvi in un senso o nell’altro?
Pressioni no, perché non ci lasciamo condizionare. Però registriamo una forte “curiosità” da parte di tutti i settori politici. Dopo l’assemblea valuteremo se votare a favore contro o astenerci.
Con quale approccio affronterete questa scelta?
Siamo pienamente consapevoli dell’importanza del voto degli italiani all’estero. Per questo agiremo con grande senso di responsabilità, analizzando la riforma nel merito e decidendo di conseguenza.






























