Lingua italiana patrimonio di tutti

La lingua italiana rappresenta un patrimonio inestimabile. Abbiamo il dovere di difenderlo in Italia e nel mondo

Lingua italiana
Lingua italiana

ItaliaChiamaItalia.it ha certamente un grande merito, quello di promuovere la lingua e la cultura italiana nel mondo. La lingua italiana è un patrimonio storico non solo dell’Italia. Nel XV e nel XVI secolo, l’italiano era una sorta di “lingua franca”, con il francese. Per esempio, monarchi inglesi come re Edoardo VI e la regina Elisabetta I del XVI secolo conoscevano l’italiano. Anche nella corte imperiale della Vienna del XVIII e del XIX secolo si conosceva la nostra lingua. Dunque, l’italiano ha un’importanza storica.

Basti pensare ad alcuni termini italiani entrati nelle lingue estere. Parole italiane come “pizza“, “tiramisù”, “spaghetti”, “espresso”, “ciao”, “opera”, “adagio” e (purtroppo) anche “mafia” sono presenti anche in molte lingue straniere.

La lingua italiana rappresenta un patrimonio inestimabile. Abbiamo il dovere di difenderlo in Italia e nel mondo. Purtroppo, siamo noi stessi a danneggiarlo. Basta pensare alla quantità spropositata di anglicismi usati (quando si potrebbe evitare) e ai congiuntivi che molti sbagliano.

Sia chiaro, non si deve essere sciovinisti, ma molto spesso si potrebbe evitare di fare abuso degli anglicismi, quando ci sarebbero dei bellissimi vocaboli italiani che potrebbero essere usati al loro posto. Quanto al congiuntivo, anche in questo caso si sta verificando una sorta di “anglicizzazione”. Infatti, l’inglese non prevede il congiuntivo. Ma l’italiano non è della stessa famiglia dell’inglese. L’inglese è una lingua germanica dello stesso gruppo del danese, del frisone e del basso tedesco (anche se ha tante parole di origine latina, eredità della precedente dominazione romana della Gran Bretagna e della successiva cristianizzazione degli Angli, dei Sassoni e degli Juti), mentre l’italiano è una lingua romanza.

Nei prossimi anni dovrà essere cura della scuola insegnare un italiano corretto, perché il mondo ha bisogno della nostra lingua. Se morisse la lingua, morirebbe anche il popolo.