Libia, Kyenge (Pd): “Le parole di Salvini sui porti sono uno spot da campagna elettorale”

“Non si possono fare distinzioni tra chi scappa dall’inferno. Quando brucia la casa le persone fuggono e abbiamo il dovere di accoglierle”

Cecile Kyenge, Europarlamentare del PD, intervenuta a Radio Cusano Campus sulla crisi in Libia ha detto: “Servirebbe maggior decisione da parte del governo italiano. Bisogna trovare una soluzione condivisa per la pace e per accompagnare la Libia all’inizio della creazione di un governo di unità nazionale. La vedo molto dura, il processo potrà durare molti anni, ma qui servono persone che sappiano mediare e dialogare, non abbiamo bisogno di incendiari. L’allarme di Sarraj sugli 800mila migranti pronti a invadere l’Europa? Questo sceneggiato l’abbiamo già visto in passato con Gheddafi. Anche lui tutte le volte che voleva qualcosa in più minacciava con i numeri. Dietro quei numeri ci sono delle persone. Questa minaccia non può spaventare l’Italia. L’Italia deve lavorare con gli altri Paesi dell’UE per trovare una soluzione alla crisi libica. Nell’incapacità di poter dialogare con gli altri, perché ci siamo isolati, si arriva a questa conseguenza. Spero che si possa risvegliare questo governo altrimenti bisognerà pensare di chiedere agli italiani di avere un governo responsabile formato da persone capaci di fare l’interesse dell’Italia all’interno dell’UE”.

Riguardo le dichiarazioni di Salvini (“I porti italiani restano chiusi. Chiunque parta dalla Libia non può essere ritenuto un rifugiato, non con me ministro del’Interno”). “E’ uno spot da campagna elettorale. Non si capisce chi decide all’interno del governo. C’è una parte che chiede il cessate il fuoco, dall’altra parte assistiamo ad episodi che fanno vergognare il Paese intero. Non si può dire di chiudere i porti, anche se poi non sono mai stati chiusi. Non si possono utilizzare frasi di questo tipo di fronte a un Paese come la Libia che è praticamente un inferno. Tutte le persone che sono in Libia, che siano di passaggio o autoctone, in questo momento hanno bisogno di aiuto. Quando brucia la casa, le persone fuggono. Non si possono condannare le persone ancora prima che mettano piede fuori da quella casa che brucia. Come è scritto nella nostra Costituzione, noi ripudiamo la guerra e diamo assistenza alle persone in difficoltà. Non si può continuare ad utilizzare parole da campagna elettorale di fronte alla sofferenza di queste persone. Se si vogliono organizzare corridoi umanitari, le persone devono uscire da quel territorio e quindi la soluzione deve essere condivisa con altri Stati, con tutta l’Europa. Una volta usciti da quell’inferno ogni persona ha una proprio responsabilità e deve essere giudicata per quello che fa, ma non si può generalizzare tutto. Queste sono armi di distrazione di massa di fronte a un Paese come l’Italia che ha bisogno di risposte concrete dal punto di vista economico. Salvini ha sempre usato l’immigrazione come strumento per distrarre tutti, ma in questo momento non funziona. Se ci rimane ancora un po’ di umanità dobbiamo uscire da questa strumentalizzazione”.

Tommaso Golini, ex leader di Forza nuova, è stato condannato per una scritta razzista nei confronti di Kyenge a Macerata. “E’ la prova che la giustizia italiana non perdona tutti quelli che vogliono offendere, tutti quelli che utilizzano il razzismo come strumento di lotta politica. Ma soprattutto è la dimostrazione che le persone in questi casi si possono rivolgere tranquillamente alla giustizia senza paura, senza vergogna. La causa può durare un paio di anni, in questo caso quasi sei anni, ma alla fine si arriva comunque a una giustizia verso la persona offesa. Credo che il mio caso possa servire da esempio”.