Libia, Casini: “Scontro Salvini-Trenta? I militari dipendono dalla Difesa”

“Un ordine di Salvini sarebbe assai improprio. Sarebbe una tale enormità che mi rifiuto di commentare, perché probabilmente le cose non sono andate in quel modo”

Pier Ferdinando Casini

Pierferdinando Casini, membro della Commissione Affari Esteri del Senato, riguardo lo scontro tra i ministri Salvini e Trenta sulla chiusura dei porti, parlando a Radio Cusano Campus ha detto: “Mi sembra ci sia una grande confusione, che non aiuta in un momento così difficile per il nostro Paese, con la guerra che sta infiammando Tripoli. Certamente abbiamo una catena di comando molto precisa e chiara, il vertice dello Stato Maggiore e i militari dipendono dal Ministero della Difesa, non dal Ministero dell’Interno. Mi sembrerebbe assai improprio se ci fosse stato un ordine di Salvini ai militari, probabilmente le cose non stanno proprio così perché sarebbe una tale enormità che mi rifiuto di commentare, in quanto si tratta di un’ipotesi”.

Sarraj paventa il rischio di un’emergenza sbarchi e terrorismo dalla Libia. “E’ certamente un modo per mettere pressione all’Italia. Il rischio di sbarchi di massa e infiltrazioni terroristiche negli stessi aumenta nel momento in cui c’è caos alle nostre porte, questo è evidente. Lavoriamo alla stabilizzazione della Libia per questo. Purtroppo recentemente il governo ha dato prova di un sensazionale velleitarismo. Qualche mese fa a Palermo c’è stata la fantastica riunione con la stretta di mano tra Sarraj e Haftar, sotto la benedizione del governo italiano. Questa conferenza era stata presentata come la soluzione salvifica di tutti i mali, invece è stata soltanto l’ostentazione di un modo di fare politica estera che non produce alcun frutto. Mentre noi stavamo a Palermo, gli altri lavoravano per spingere Haftar alla conquista della Libia. In Libia si sta giocando una guerra per procura e se si vuole capire bene cosa sta accadendo in Libia bisogna andare nel Golfo Arabo, tra i Paesi della Penisola, capire le dinamiche tra Arabia Saudita e Qatar. Noi abbiamo i sauditi e gli egiziani, con qualche complicità francese, che stanno spingendo per Haftar come prima spingevano per una tripartizione della Libia. Mentre l’Italia ha avuto sempre la coerenza di dire: cerchiamo di favorire il tentativo delle Nazioni Unite. Ma quando il segretario generale dell’Onu si presenta da Haftar dieci giorni fa, gli dice di fermarsi e Haftar lo rispedisce al mittente, questa è una prova del mondo che noi stiamo vivendo, con una debolezza totale del multilateralismo, delle Nazioni Unite. Gli americani ci dicono: occupatevene voi, ci fidiamo di voi, ma è chiaro che un ritiro degli americani non rafforza la possibilità di aiutare il governo di Sarraj”.

Sullo scenario libico. “Purtroppo l’azione di Sarkozy che Berlusconi e l’Italia hanno cercato di contrastare fino al possibile, poi si sono dovuti piegare ad una logica di forza della geopolitica, è stata un dramma. Nessuno di noi rimpiange il dittatore sanguinario Gheddafi, però non si è riusciti a passare da quello scenario del terrore ad uno Stato libico. Purtroppo in Libia la statualità non esiste, perché ci sono tribù, municipalità, fazioni. Quello che Gheddafi aveva sempre fatto era di distribuire un pochino i proventi del petrolio a tutti e cercare di tenere col pugno di ferro il Paese. Scoppiato questo fragile equilibrio, quello che è rimasto sul campo è un non-State. Sarraj è una figura debole, una persona di equilibrio che sta cercando di fare quello che può; Haftar è un generale che ha fatto tutto e il contrario di tutto, oggi ha messo insieme dei mercenari e sta cercando di giocare una partita nella speranza che andando verso Tripoli si sollevino le varie tribù e i vari clan, cosa che finora sembra non essere capitata. Ma gli equilibri sono così fragili che non si possono fare previsioni. Che il governo Conte cerchi di lavorare per una tregua e per consolidare un equilibrio tra Sarraj e Haftar è assolutamente giusto, non possiamo fare altro, purtroppo è debole la situazione, è debole la speranza”.